Giovani bresciani in missione
Esperienza umana e di fede - Di: TIZIANA e ELENA
Anche quest’anno, molti giovani bresciani hanno trascorso una parte dell’estate in missione. Tutti i loro racconti sono interessanti. Abbiamo scelto quello di Tiziana ed Elena che sono state in Etiopia.
Siamo tornate di nuovo a casa, ma in realtà, anche lontane dai luoghi quotidiani, in un altro continente, non ci siamo mai sentite fuori casa.
Un’accoglienza festosa
Tutto è iniziato il 2 agosto scorso, quando, con altri 33 giovani italiani, siamo partite con destinazione Etiopia. Ci siamo trovate accanto a persone sconosciute fino a pochi minuti prima, compagni di viaggio per quest’avventura. Ad Addis Abeba abbiamo vissuto tre giorni insieme: vita di gruppo, condivisione di idee e qualche gioco insieme. Poi, a gruppetti, siamo stati inviati nelle varie missioni e per due settimane i nostri compagni sono diventati altri...
Ammassati sulla jeep, modello sardine, arriviamo ad Asella: accoglienza festosa, in stile etiope, cerimonia del caffé compresa! I bambini sono i primi ad aprirci le porte all’incontro con la comunità: fare un po’ di animazione con i più piccoli è un’occasione per dialogare anche con giovani e adulti e per iniziare a conoscere una realtà tanto diversa dalla nostra.
Gioia, sorpresa e... sdegno
Siamo state ospitate nelle abitazioni del luogo, con i “muri” fatti di fango e paglia. Siamo state invitate a pranzo in una di queste capanne, dove abbiamo respirato l’accoglienza e la generosità di chi possiede molto meno rispetto a noi. Abbiamo provato sdegno e rabbia sentendo che, per un piccolo tugurio, una donna gravemente malata era costretta a pagare l’affitto.
Abbiamo partecipato alla “gita dell’oratorio”, con due ore di jeep zig-zagando fra le buche, accompagnati da risate, canti e balli tradizionali. Abbiamo condiviso la preghiera quotidiana della comunità, provando sorpresa e gioia nel sentirci cercati, quando assenti. Ma abbiamo visto anche tante contraddizioni: capanne di fango con dentro televisore, stereo e lettore dvd.
Abbiamo avuto la grazia di vivere tutto ciò con i sacerdoti e le suore locali che ci hanno accolti. Con loro abbiamo potuto confrontarci, esprimendo impressioni e perplessità, derivanti dall’impatto con questa realtà. È stata una condivisione profonda di vissuti differenti, accomunati dalla stessa fede. Ci chiediamo se ci sia qualcos’altro oltre allo scoprirsi chiesa, che possa riuscire a farti sentire a casa in un posto dove sei solo da pochi giorni, e in un continente così diverso dal tuo.








