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Mi piacerebbe iniziare questa riflessione sull’anno di noviziato che sto vivendo in Messico, con un’immagine classica della spiritualità: il deserto, un luogo solitario, dove si è costretti ad affrontare noi stessi! Posso paragonare l’anno di noviziato a questo deserto: per me è stata un’esperienza di rinnovamento e conversione, di incontri e silenzio, di apostolato e preghiera.

Il deserto fa crescere!

La paura iniziale si è trasformata in energia che mi ha spinto, appena appresa la notizia, a studiare lo spagnolo per non arrivare in Messico come “un pesce fuor d’acqua”. Infatti, grazie all’aiuto di p. Enzo Tonini, quando sono arrivato qui già comprendevo molte parole e riuscivo per lo meno a esprimere quello che volevo dire…

A Salamanca, al centro del Messico, ho incontrato una realtà saveriana completamente nuova: per me è stata la prima vera e propria “comunità di formazione”: una comunità giovane e diversificata per età, studi, storie e provenienze. Infatti, all’inizio eravamo dieci, ora siamo sei del gruppo iniziale, però il Signore ci ha inviato due giovani del Bangladesh che hanno acceso un nuovo spirito nella nostra comunità.

Quest’anno mi ha messo alla prova su quanto sono disposto a lasciare per seguire il Signore. Molte sicurezze sono venute meno ed è stata proprio questa prova che mi ha fatto scoprire l’unica cosa veramente necessaria: Gesù.

Mi ha chiamato a vivere la mia vita con lui e a consacrargli tutto me stesso.

Incontri che danno fiducia

Una delle attività che più mi ha aiutato è stata la visita ai malati dell’ospedale, che si trova vicino alla nostra casa saveriana. Ho scoperto una grande ricchezza umana e spirituale, di persone che accettano la propria condizione e i propri problemi, con una grande fede e fiducia in Dio.

Ricordo per esempio un giovane di trent’anni che aveva perso la gamba in un incidente sul lavoro: “Per me oggi inizia una nuova vita”. Queste parole piene di speranza, mi hanno lasciato… senza parole. Anche nell’apostolato nel rancho (un quartiere di periferia, in campagna), dove mi reco ogni sabato per la visita ai malati, ho incontrato Maria Guadalupe, una signora che ha superato i 75 anni e che ha accolto in casa con amore filiale Francisco, uomo di 96 anni rimasto solo al mondo.​

Incontri e storie che cambiano la vita, che fanno riscoprire i valori essenziali, ciò che conta veramente nella vita; storie che aiutano a crescere e a incontrare la presenza di Dio anche nei momenti più duri, nelle persone e negli avvenimenti.

Preparazione alla missione

Ora i giorni si stanno facendo brevi e si avvicina il giorno della prima professione dei voti religiosi (26 luglio) mia e di Sergio, il ragazzo colombiano con cui ho condiviso l’anno di noviziato. Ma prima di vivere questo grande evento, andiamo a passare il mese di giugno nelle comunità indigene dell’Ahuasteca Hidalguense, una realtà completamente diversa, un altro Messico: un’esperienza di missione che sicuramente arricchirà la nostra formazione, aiutandoci ad aprire ancora di più i nostri orizzonti.

Non basta lasciare la propria terra, le proprie sicurezze, i propri affetti.

Quello che più conta è consacrare tutte queste cose al Signore per annunciarlo a chi ancora non lo conosce.

Ed è proprio questo che stiamo sperimentando in questo anno di noviziato.



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