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Un anno con i Saveriani in Indonesia

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Molte luci, qualche ombra

Parlarvi della situazione indonesiana non è una cosa semplice e poi dovrei sempre raccontarvi cose negative perché per ora non ci sono ancora schiarite e durante questa crisi trionfa il fanatismo. L’autonomia regionale che si va instaurando si orienta sempre più per un irrigidimento islamico soprattutto in certe regioni come qui a Sumatra Centrale. Ma non è certo tutto questo che deve scoraggiare noi missionari. Con questo scritto desidero fare assieme a voi una scorsa dei momenti positivi e belli passati in questo 2001, cinquantesimo anno della presenza saveriana in Indonesia.

cattedrale Giacarta Il 2001 si è aperto con l’Ordinazione Sacerdotale a Padang di un nostro confratello indonesiano. L’avvenimento è stato preparato e vissuto soprattutto dai cristiani e da tutti i giovani delle scuole cattoliche nella città. Agli studenti Saveriani sono state aperte le porte di tutte le scuole ed hanno avuto occasione di dare la loro testimonianza come chiamati alla missione.

C’è stato anche qualcosa di veramente straordinario: un gruppetto di giovani islamici ha partecipato sia alla liturgia come alla festa durante la quale hanno presenziato con un piccolo coro. Gesto bello e coraggioso. Dico coraggioso, perché questi giovani sapevano che sarebbero andati incontro alle critiche dei loro amici islamici. Ma loro hanno voluto dire a tutti che soltanto nel volersi bene e lavorando assieme si può costruire qualcosa di positivo. Veramente un gesto profetico.

Da febbraio a maggio per me è stato un periodo di continui movimenti nelle diverse regioni per incontrare i giovani che mi avevano scritto manifestando il loro desiderio di farsi Saveriani. Questa esperienza che faccio ogni anno, fisicamente è stancante, ma spiritualmente è un vero arricchimento. Il contatto con culture, razze, ambienti diversi mi fanno sentire piccolo e quasi insignificante di fronte all’immensa ricchezza culturale e naturale che il Signore ha donato a questa bellissima e martoriata nazione.

Ci sono stati anche dei momenti shoccanti, soprattutto venendo a contatto diretto con la vita poverissima di certi ambienti.

E pensare che se le ricchezze fossero distribuite equamente, l’Indonesia ne avrebbe da dare a tutti a sufficienza! Ma tutto il mondo è paese: il povero cresce nella povertà ed il ricco nella prosperità, e purtroppo dietro a tutto trionfa una profonda corruzione della classe dirigente. Comunque è impressionante la disponibilità giovanile a seguire la chiamata del Signore. Ci vuole però molta prudenza nella scelta. Spesso per i giovani è più forte la motivazione di uscire dal loro mondo per cercare una sicurezza sociale che un desiderio di autentica donazione a Dio attraverso il totale servizio ai fratelli.

Il 24 luglio di 50 anni fa mettevano piede a Padang i primi Saveriani. Siccome le province di Padang e Pekanbaru sono state le zone del mio apostolato per oltre vent’anni, ho voluto presenziare a questo momento storico. Non è stata una festa Saveriana, ma di tutta la Comunità cristiana che si è esplicitata in due ambienti: nella cattedrale e nella nostra Casa. Ciò che ci ha dato più gioia è che tutto è stato organizzato dai laici e la partecipazione è stata da parte di ogni ceto sociale e tribale.

Insomma un momento in cui abbiamo sentito che il lavoro di cinquant’anni ha portato frutti meravigliosi.

Una sola ombra: si è notata l’assenza delle autorità civili, anche se i Saveriani in questi cinquant’anni ne hanno fatte di cose in campo educativo e scolastico, come in quello sanitario e sociale. Ci siamo sempre prodigati senza guardare in faccia a razze o religioni, tutto è stato fatto per tutti indistintamente. Sarebbe stato un miracolo troppo grande se avesse ufficialmente presenziato qualche autorità; per gli islamici infatti non è normale qui riconoscere l’operato dei cristiani; è più facile invece che si venga accusati di proselitismo. Comunque è già molto positivo che tutto si sia svolto nella massima tranquillità in momenti così caldi e facili a rappresaglie. Per noi questo è già stato un grosso riconoscimento.

Luglio è stato caratterizzato da una seconda Ordinazione Sacerdotale avvenuta nel seminario diocesano da parte dell’arcivescovo di Semarang. La sua omelia più che sul sacerdozio è stata sulla missionarietà, pur essendo presenti anche due sacerdoti diocesani tra gli ordinati. Questo è un segno della sempre maggiore maturità della Chiesa indonesiana che pur avendo necessità e problemi non indifferenti nel suo interno, non teme di avere una visuale ampia e mandare i suoi giovani come missionari in altre Chiese più bisognose.

Agosto per me è stato un momento ricco di grazia: venti giovani indonesiani sono entrati nel prenoviziato saveriano. Giovani provenienti dalle tribù più disparate, scelti tra un centinaio che avevano fatto domanda. Una vera grazia del Signore: negli anni passati non si era mai raggiunta questa cifra; regalo straordinario in quest’anno del cinquantesimo della nostra presenza in Indonesia. Preghiamo per la loro perseveranza perché la strada è ancora lunga e perché possano diventare segno della missionarietà della Chiesa indonesiana.

E saltiamo ad ottobre, mese del Rosario. Quest’anno a Yogyakarta, approfittando della festa del nostro cinquantesimo, abbiamo voluto porre l’attenzione sulla missionarietà, senza diminuire l’importanza del Rosario. In collaborazione con la principale casa editrice in Indonesia ed alcuni Istituti missionari abbiamo promosso la Settimana Missionaria con mostre, cineforum, seminari di discussione ed altre iniziative di apertura sul mondo.

Contro ogni aspettativa ha avuto un successo enorme soprattutto tra i giovani. Per noi poi che abbiamo lavorato assieme ad altri Istituti missionari è stata un’esperienza unica. Molti hanno commentato come attraverso questo lavoro d’assieme hanno maggiormente capito l’identità della Chiesa come segno del Regno di Dio nel mondo.

Dal 6 al 15 novembre i Saveriani dell’Indonesia si sono riuniti a Giakarta per una pausa di riflessione e preghiera, che si è conclusa con la Professione Perpetua di due dei nostri confratelli indonesiani ormai prossimi al sacerdozio. La Comunità cristiana tutta si è unita a questi due nostri confratelli che definitivamente si consacravano al Signore come missionari Saveriani. Alle professioni ha fatto seguito la riunione assembleare dove si è fatta una valutazione del lavoro svolto negli ultimi due anni e programmato il futuro. È stato dominante il ringraziamento al Signore per il dono dei venti giovani prenovizi ed una spinta ad una sempre maggior attenzione al mondo giovanile che sta subendo una accelerata trasformazione sotto l’influsso della globalizzazione.

Purtroppo ciò che fa più presa sono gli aspetti negativi come droga, interruzione degli studi, prostituzione, disoccupazione, a cui si aggiunge il grosso problema del fanatismo che allontana da ogni dialogo. Come chiusura c’è stata la concelebrazione con tutti i vescovi indonesiani, che in quei giorni concludevano la riunione della Conferenza Episcopale annuale ed hanno voluto venire alla nostra chiesa e ringraziare assieme a noi il Signore per tutto il bene ricevuto durante questi cinquant’anni della nostra presenza.

Per noi è stato un segno di stima non indifferente. Inutile descrivervi il pienone della Comunità parrocchiale.

Il cardinale nell’omelia, ringraziando il Signore, ci ha invitati a lavorare con sempre maggior entusiasmo secondo la linea della Chiesa indonesiana nella difesa dei diritti umani per lo sviluppo integrale della persona e nel rispetto dell’ambiente. Di questi temi infatti hanno discusso nella conferenza episcopale, e di questi temi trattavano il comunicato finale e la lettera pastorale per l’Avvento

p. Rodolfo Ciroi, Giava



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