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Messico, una Costituzione massonica

Tre parole si ripetono per 13 volte nella dichiarazione del 22 giugno 2004 che promulgava la beatificazione di 13 cristiani messicani: “il martirio”, “odio alla fede”, “persecuzione religiosa”. La quarta parola, ripetuta dieci volte, è “laico”: dieci dei tredici martiri, infatti, erano laici. I fratelli Ezequiel, 51 anni e padre di 10 figli, e Salvador, 47 anni e padre di 11 figli, erano i più anziani; José, il più giovane, aveva appena 14 anni. Tre erano giovani sacerdoti. Don Ángel, ucciso mentre battezzava, era prete da soli tre mesi.

2006 3 Messico1Il primo gruppo di martiri messicani - dichiarati “beati” il 22 novembre 1992 e “santi” il 21 maggio 2000 - sono il sacerdote Cristóbal Magallanes e 24 compagni: la maggior parte sacerdoti e tre laici. Tutti sono morti perdonando i loro persecutori. San Cristóbal, in particolare, era sempre stato contrario a ogni violenza e al ricorso alle armi: “La religione non si è propagata né si conserva per mezzo delle armi”. Per capire come fosse il clima di quegli anni è sufficiente ascoltare l'accusa per la quale san Cristóbal fu condannato a morte: “Basta che siano sacerdoti per ritenerli responsabili della ribellione”.

Perché tanto odio alla fede?

In cosa consisteva questa persecuzione religiosa così estrema da uccidere tanti giovani in odio alla fede? Infatti, a determinare la morte dei martiri era proprio l'odio alla fede, alla religione e alla chiesa cattolica. Il martirio era stato preceduto da altri fatti gravi: gli attentati sacrileghi contro il santuario della Madonna di Guadalupe e contro la statua del Cuore di Gesù, l'espulsione dei vescovi, sacerdoti e religiosi, la proibizione della stampa cattolica, la chiusura delle scuole e dei seminari... L'allora papa Pio XI arrivò al punto di affermare: “Il governo del Messico, nel suo odio implacabile contro la religione, ha continuato a pubblicare, con massima durezza e violenza, i suoi editti iniqui”.

La persecuzione contro la chiesa cattolica in Messico aveva avuto inizio con la promulgazione della Costituzione del 1917. Non si trattava più di qualche gruppo isolato di anticlericali, ma la stessa Costituzione dello Stato si dichiarava espressamente contro la chiesa. Dietro c'erano le ideologie giacobine e massoniche, sostenute dai protestanti nordamericani.

La mania di distruggere la chiesa

La prima reazione della chiesa era stata di rendere i fedeli più consapevoli e saldi, organizzando congressi eucaristici, settimane sociali e promovendo l'Azione cattolica. Ma le aggressioni diventavano sempre più feroci: boicottaggio di ogni attività religiosa, bombe nelle chiese, immagini della Vergine pugnalate... fino a destituire tutti gli impiegati pubblici che avevano partecipato al Congresso eucaristico del 1924.

Ma è soprattutto il generale Elías Calles (1924-28) ad essere affetto da una vera mania di persecuzione : voleva distruggere la chiesa in Messico. Nel 1925 aveva tentato la via dello scisma, insediando un prete - tal Joaquín Pérez - come patriarca della “Chiesa cattolica apostolica messicana”. Ma nessuno l'aveva seguito. Nel 1926 espelle oltre 200 sacerdoti stranieri e fa chiudere con la forza le migliori scuole cattoliche. Con la famosa “legge Calles”, promulga la riforma del codice penale, con 33 articoli contro la chiesa: è vietato insegnare religione, fare i voti religiosi, compiere pratiche religiose fuori chiesa, esercitare il ministero da parte dei preti non approvati dal governo.

Il 14 marzo 1925, un gruppo di laici cattolici prende l'iniziativa di creare la “Lega in difesa della libertà religiosa”. Per fare pressione sul governo, la Lega propone il boicottaggio dei giornali e delle scuole statali. Otto giorni dopo il governo mette fuori legge la Lega.

“...Ma la chiesa risorgerà”

Finalmente, in protesta alla “legge Calles” e d'accordo con Pio XI, i vescovi pubblicano una lettera ai fedeli messicani ordinando la chiusura, dal 31 luglio 1926, di tutte le chiese e la sospensione del culto pubblico con la presenza dei sacerdoti. “È doloroso per noi sentirci obbligati a prendere una decisione così grave. La chiesa del Messico è oggi in mani nemiche. Sembra che debba morire, ma risorgerà con una vita nuova e vigorosa, più splendente che mai”. Il 31 luglio le campane di tutte le chiese in Messico suonano per l'ultima volta e le chiese vengono chiuse: è un vero “lutto nazionale”.

Nel frattempo, a settembre 1926, i vescovi inviano un appello ufficiale alla Camera dei deputati, chiedendo che vengano cambiati gli articoli antireligiosi della Costituzione. L'appello non è preso in considerazione “perché firmato da persone che hanno perso la cittadinanza messicana”. Allora i laici cattolici inviano alla stessa Camera un Memoriale di riforma costituzionale con oltre due milioni di firme, che finiscono nel cestino.

La violenza della disperazione

Il ricorso alla resistenza armata sembra l'ultimo mezzo di un popolo disperato per difendere la libertà religiosa. A questa misura estrema non hanno mai dato appoggio i vescovi né i sacerdoti, costretti a fuggire o nascondersi, eccetto pochissimi che fecero la scelta della risposta violenta. È la cosiddetta “guerra della cristiada” o “guerra cristera”, con i “cristeros” che resistono e muoiono al grido di “Viva Cristo Re!”.

È lecito chiedersi: come può essere dichiarato “beato” e “santo” chi è stato ucciso perché difendeva la libertà della fede cristiana, ma era disposto ad uccidere i nemici della fede? Il saveriano p. Tiberio Munari, che ha partecipato attivamente al discernimento per la beatificazione dei martiri ci assicura. “Nessuno dei beati ha usato armi, né ha partecipato alla resistenza armata. Alcuni aiutavano i cristeros mandando loro dei viveri. L'unico che ha partecipato a una battaglia è stato il beato José Sánchez del Río, ma solo come trombettiere e portabandiera, perché aveva appena 14 anni. Nessuno di loro ha incitato alla violenza. I casi dubbi, tanto di sacerdoti che di laici, sono stati automaticamente scartati. Pur sapendo che il martirio copre tutti i peccati , alcuni casi di vero martirio sono stati accantonati, per dubbi circa la condotta morale”.



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