I martiri messicani e i saveriani
“Restituiamo questo tesoro alle chiese”
Il mattino del 20 agosto 2004 è stato un giorno memorabile per i missionari saveriani della città di Arandas, in Messico. Due mesi prima, era stata pubblicata dal Vaticano la dichiarazione di “martirio” di 13 messicani. Tre di questi erano venerati ospiti dei saveriani di Arandas, da 24 anni: Luis Magaña Servín e i due fratelli Salvador ed Ezequiel Huerta Gutiérrez. Avevano un posto speciale nella chiesa saveriana, al lato del crocifisso.
“Erano della nostra famiglia”
Il merito dell'iniziativa è del saveriano padre Bruno Calderaro, che aveva voluto raccogliere le loro reliquie nella nostra chiesa, perché i giovani studenti fossero ispirati dai martiri nella loro formazione missionaria. Aveva rintracciato le famiglie, chiesto il permesso ai parroci e ai vescovi e aveva affrontato tutte le difficoltà con grande tenacia.
Racconta padre Angelo Pisanu, attuale rettore del seminario: “Ho convissuto con questa presenza misteriosa, che vincola la vocazione missionaria al martirio di tanti nostri confratelli nel mondo. Mi sono abituato a vivere con loro, leggendo e raccontando le loro storie di vita. Ogni giorno celebrando l'Eucaristia, abbiamo sentito la presenza dei martiri, che si erano nutriti con la comunione quotidiana.
Il ritorno delle reliquie nelle loro chiese di origine ha un grande valore pastorale. Ma la decisione di cederle è stata un'esperienza dolorosa, perché ormai essi facevano parte della nostra famiglia, erano membri della nostra comunità missionaria. Una loro reliquia resterà qui con noi, per ricordarci che martirio e missione sono l'essenza della nostra vita e del nostro carisma saveriano”.
L'emozionante cerimonia di esumazione
Qualcuno aveva proposto di dividere le reliquie in tre parti: per le due diocesi e i saveriani. Ma padre Luigino Marchioron, superiore dei saveriani in Messico, ha deciso di “restituire e donare tutto” alle chiese di origine dei martiri: “Il dono che noi saveriani abbiamo ricevuto, ora lo offriamo in dono, animati da spirito ecclesiale. È un atto d'amore a Cristo, alla chiesa e all'umanità, in coerenza con l'amore dimostrato dai martiri stessi. Restituiamo alle chiese il tesoroche abbiamo custodito”.
Anche i figli dei beati sono rimasti soddisfatti per la decisione: “Avrebbero potuto restare dai saveriani, perché voi avete custodito i nostri martiri, li avete onorati e ci avete aiutato a imitare la loro santità. Ma la decisione di donare tutte le reliquie ci sembra una decisione di grande apertura, piena di amore verso tutti. Perciò siamo felici che una reliquia resti qui con voi missionari”.
Dopo una celebrazione, devota e commossa, a cui hanno partecipato i missionari, i sacerdoti, i familiari dei martiri e vari fedeli del luogo, le reliquie dei martiri sono state estratte dalle custodie nel muro e deposte su panni bianchi, ripulite e collocate in urne appositamente preparate. Il signor Eduardo Huerta ha ricevuto le reliquie del papà, il beato Salvador; Maria Luisa Magaña, nata cinque mesi dopo la morte del papà, ha stretto le reliquie del beato Luis. Ora sono esposte alla venerazione dei fedeli: il beato Luis nella chiesa della Madonna di Guadalupe in Arandas; i fratelli beati Ezequiel e Salvador nella città di Guadalajara.
Ascoltiamo la voce dei martiri
Il superiore generale dei saveriani, p. Rino Benzoni, ha approvato la donazione delle reliquie. “È un gesto di profondo significato ecclesiale da parte nostra. Lo stesso avviene con le missioni che noi fondiamo: le facciamo crescere e le restituiamo alla chiesa locale perché porti avanti il lavoro iniziato. Quello che noi facciamo, lo facciamo non per noi, ma per il bene della chiesa. La presenza di una reliquia dei tre martiri, la consapevolezza di esserci adoperati per onorare la loro memoria e farla conoscere alla gente, ci devono bastare per mantenere viva nei nostri aspiranti missionari la memoria dei martiri e la coscienza che la missione vuol dire testimonianza totale e dono di sé fino alla fine”.








