Troppe armi nell’Africa povera
Pubblichiamo parte di una riflessione scritta da don Mario, "fidei donum" in Benin, dopo i tragici eventi di Kiremba.
È un dolore grande quello che si prova e per tanti motivi. Il furto, purtroppo, è diventato una delle prime cause di uccisione dei missionari e volontari; qualche volta è l'odio ideologico a provocare la morte; in altre zone dell'Africa i cooperatori internazionali sono adoperati come strumenti di baratto.
Chi ha esperienza di missione sa che qui non c'è niente da rubare: qui la giornata inizia quando ancora è buio, inghiottiti in una natura non piegata dall'uomo. La ricchezza delle missioni è l'accoglienza continua e incessante di persone, la realizzazione di progetti umanitari, il tentativo di valorizzare gli abitanti del luogo, il servizio per gli ultimi. Il denaro che arriva dagli amici svanisce presto in mille rivoli di solidarietà, certamente insufficiente al reale bisogno. La sobrietà è una regola di testimonianza e di condivisione e la jeep una necessità.
Un altro pensiero va ai giovani, alle armi che essi impugnano. Troppe armi in Africa! Troppi commercianti! Troppi profittatori dei mali altrui, troppi inutili costruttori e venditori di morte! Qui in Africa la fusione dei metalli si è fermata alla costruzione di spade rudimentali. Tutto il resto, viene da fuori.
Il nobile sacrificio di fratelli e sorelle, però, non ci deve fermare; anzi, diventa il seme fecondo per nuove straordinarie imprese, soprattutto per i più giovani ai quali non possiamo continuamente rubare il futuro, la speranza, l'ottimismo e la bellezza della vita.
Raccogliamo insieme le energie che ci restano per sperare in un mondo migliore.








