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''Ti racconto una storia, c’era un volto''

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Una bella esposizione interculturale e dinamica.

La frase del sottotitolo si può leggere sulle vetrate dell'ingresso. Nel salone al piano terra, tre poster con scritte e foto spiegano "chi siamo": l'identità, la spiritualità e il carisma dei saveriani.

Il primo poster richiama l'articolo 7 delle nostre Costitituzioni saveriane: "La nostra missione ci chiede di proclamare il regno di Dio là dove non è riconosciuto". Il vangelo di Gesù è il bel dono che possiamo condividere con l'umanità.

Il secondo poster chiarisce il fondamento della nostra spiritualità: Cristo al centro di tutto. Lo zelo apostolico si esprime nello spirito di fede e di obbedienza, nell'amore per la famiglia saveriana e nell'apertura a tutta l'umanità e a tutte le culture. La missione ci invita a lasciarci interpellare dai valori delle altre religioni, dalle tradizioni di altri popoli.

Il terzo poster chiarisce il nostro carisma di annunciare il vangelo ai non cristiani: "Guai a me se non predicassi il vangelo". L'annuncio del vangelo di Gesù costituisce la forma prima e preferenziale per l'attuazione del nostro carisma saveriano.

La ricerca e le gru di Sadako

Il percorso della mostra si svolge in quattro sale e inizia con la visione della proiezione del video della mostra. Il gioco dei volti sui quattro sassolini delle età della vita, difficili da tenere insieme per le difficoltà di unire le quattro generazioni - una dopo l'altra - e contemporaneamente con le altre.

Nella prima sala al piano superiore vediamo bambini sorridenti. Si può vedere il grande quadro incorniciato di un volto sconosciuto e serio di un ragazzo che ci pone domande sui diritti dei bambini nel mondo: famiglia, gioco, studio, salute, cibo, bambini soldati, bambini sposi, bambini lavoratori, bambini vittime. Si può svolgere anche la ricerca di un bambino dei cinque continenti, su una foto da identificare e rintracciare con una scheda.

La piccola foto della statua di Sadako Sasaki mostra una gru d'oro verso il cielo nel centro della sala e invita alla speranza. Sadako aveva due anni quando scoppiò la bomba atomica a Hiroshima, ma solo a 11 si manifestarono i sintomi della leucemia. Un'antica leggenda giapponese racconta che chi riuscisse a creare mille gru, simbolo di lunga vita, potrebbe realizzare un desiderio. Sadako lavorò fino al 1955 per porre fine alle sofferenze, curare tutte le vittime accanto a lei, e portare la pace "costruendo gru" con la tecnica dell'origami.

Giovani nel futuro e gli anziani

La seconda sala mostra i volti degli adulti, accompagnati dallo slogan, "Ci metto la faccia". Sono il simbolo della denuncia per la giustizia, il volontariato, la missione, la solidarietà. Spiccano il grande quadro con la cornice dorata della birmana Aung San Suu Kyi, il poster di Martin King e i lavoratori anonimi con il casco. Ci sono volti noti da ricercare, volti dei premiati Nobel e di persone importanti.

Qui si può fare il gioco di mettere la propria faccia nel quadrato preferito dei cinque motivi della vita, rappresentati da un personaggio simbolo. I bambini si specchiano nel futuro della propria vita immaginandosi adulti e rispondono su un foglio alla domanda: "cosa farò da grande e perché?".

La terza sala è divisa in due, per l'età di giovani e di anziani, separati da un muro, simbolo di comunicazione e di divisione nella vita. C'è l'anziano saggio capo-villaggio africano, che racconta la sua storia. La sedia a rotelle ricorda gli infermi, mentre la poltrona con il giornale è simbolo del riposo dei nostri anziani. Domande provocatorie sono scritte sui biglietti da appendere al muro: Quale colpa hanno i vecchi? Perché i bambini servono e i vecchi no?"...

Anche questa è missione!

La sala del volto giovane incorniciato, anonimo senza storia, è il simbolo dei giovani nelle diverse culture del mondo. Ci sono immagini di giovani motivati da sport, musica, tradizioni, mezzi tecnologici, impegno nel volontariato, violenza e tenerezza. Ci sono le sedie girevoli del dialogo fra amici.

Il muro è uno spazio da decorare attraverso murales, messaggi - amorosi, volgari, enigmatici... -, in modo da trasformarlo "da muro che separa a un muro che comunica". Nel corridoio, ci sono i mattoni girevoli su cui scrivere un motivo di speranza.

Nelle quattro sale oggetti vari riassumono i mille volti di tutte le età della nostra vita nelle culture e tradizioni dei popoli, con i loro problemi. È un cammino di riflessione fatto di immagini e di domande, di giochi a cui rispondere, per imparare a vivere bene e fare le nostre scelte.

Una versione della storia di Sadako racconta che sia riuscita a completare 1.300 gru prima di morire; secondo un'altra, ne avrebbe completate solo 644, mentre le restanti 356 sarebbero state aggiunte dai suoi amici. Ciò significa che anche a noi tocca il compito di collaborare per comporre le gru di origami, l'arte di piegare la carta: la carta della nostra vita per realizzare un desiderio.

Ringraziamo le guide, giovani e laici saveriani volontari di Salerno e di Macomer, che per mezzo di dinamiche interattive hanno reso più stimolante e profondo il percorso della mostra.

Attraverso volti e storie, raccontano, sognano e si impegnano per un mondo più giusto, più fraterno, più bello per tutti! Anche questa è missione!



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