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Durante il percorso missionario chiamato "Tabor", i giovani riflettono sulla propria vocazione. L'esperienza è guidata da saveriani, saveriane e laici saveriani. Dal 2 al 6 gennaio si è tenuta ad Ancona la prima convivenza del 2011. Riportiamo i pensieri di Annalisa ed Emiliano, che hanno concluso il percorso, e la riflessione di Maria Elena che l'ha iniziato.

Annalisa: "pronta a ripartire"

Mi sentivo satura di campi-scuola e di incontri. Avvertivo l'esigenza di una nuova tappa che mi portasse a dare una svolta alla mia vita; una tappa che avesse un limite di tempo, un inizio e una fine. L'esperienza del Tabor mi ha attratta e soddisfatta. Per come vedo ora la mia vita, credo sia il momento giusto per iniziare un nuovo cammino con il bagaglio che mi porto dentro.

Ho completato il puzzle della mia vita e ora riesco a far tornare i conti lasciati in sospeso. Sono riuscita a guardarmi dentro, ad accettare che l'abbraccio di Cristo crocifisso è anche per me, così da poter abbracciare anch'io! Mi porto a casa l'abbraccio, il perdono, la voglia d'amare e parto con l'obiettivo della semplicità, per scoprire ogni giorno l'essenziale. Il Tabor mi ha fornito molti strumenti per crescere...

A voi che avete iniziato il cammino, dico di non scoraggiarvi quando vi sembra di non trovare alcun motivo per venire in questo posto così silenzioso. Ricordate di "stare svegli" e non esitate a fare i biglietti, perché già nel piazzale della casa saveriana di Ancona sentirete d'aver ricevuto un'enorme grazia.

Emiliano: "Mi sento pieno di..."

Sono arrivato qui come un vaso vuoto che voleva essere riempito della grazia di Dio. E vado via un po' più pieno. Non completamente, però. Il "gomitolo" deve essere dipanato con la vita, scendendo dal Tabor. Mi sento più pieno anche di domande e di risposte: sono consapevole che Dio mi ama e che l'opera buona che lui ha iniziato in me la porterà a compimento. So di essere "Emiliano Tesi" e non voglio essere altro.

Torno a casa con molti strumenti in più per conoscere Dio e me stesso. Torno con il ricordo dei volti di coloro che ho incontrato in questi due anni. Volti in cui mi è stato semplice vedere il volto di Cristo. Torno a casa con più serenità e fiducia, con meno paure e ansie.

L'augurio per chi comincia è quello di venire al Tabor come vasi vuoti, senza troppe attese, aperti a tutto, ad avere risposte come a non averle, sempre con la fiducia e la consapevolezza dell'amore di Dio.

Maria Elena: "la tela da tessere"

La prima tappa del Tabor è stata una scoperta piacevole e sconvolgente. Ho "sniffato" un profumo nuovo, autentico, magico, che a tratti mi ha lasciata senza forza, a tratti mi ha fatto arrabbiare perché dirompeva nel mio cuore con un'energia potente, sconvolgendo le mie certezze di sempre, facendomi ripercorrere la vita, le scelte intraprese e i sogni...

Non ho dubbi: a casa porto il profumo di nuove amicizie, che nel tempo potranno crescere; porto i volti di quanti hanno condiviso con me questa bella esperienza: i volti rassicuranti di Enzo, Lidia, Carmine e Nuccia; porto anche le domande pungenti di Serge, che mi hanno messo con le spalle al muro.

Soprattutto, però, porto la certezza che non siamo noi a decidere della nostra vita. È Dio che ci sceglie e conduce. La tela della nostra esistenza non è perfetta; si può bucare da un momento all'altro, per crearne una nuova e ancora più bella.

E allora devo accettare con gioia il dipinto pensato per me, per poi essere io stessa, in piena serenità, dolce profumo per gli altri.



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