Suor Sara: dall'Eritrea all'Ecuador
Suor Sara è una religiosa eritrea di 37 anni: volto dolce, sorriso cordiale, tratto discreto, proprio della donna africana. È disponibile a parlare di sé e della sua esperienza di donna missionaria.
"In Eritrea – dice suor Sara – la donna è tutto nella famiglia, è la luce della casa, se non c’è la donna sembra che domini l’oscurità. La donna è colei che accoglie, che dà amore e calore a tutti i membri della famiglia, al marito e ai figli. Non solo, ma è anche colei che non si lascia vincere in coraggio e fedeltà: anche quando l’uomo l’abbandona, lei resta fedele e trova in sé la forza per portare avanti il mantenimento e l’educazione dei figli, è lei che educa i figli alla fede".
Sara è nata e cresciuta in una famiglia cattolica. Fin da ragazzina ha conosciuto e frequentato la famiglia religiosa delle Pie Madri della Nigrizia e a 18 anni ha iniziato a pensare alla scelta della vita religiosa: il suo profondo desiderio era quello di essere missionaria.
Vissuta durante la guerra, che per trent’anni ha dilaniato il suo Paese, ha conosciuto le difficoltà della violenza e della precarietà.
Giovane religiosa, ha fatto la sua prima professione nel 1980, è stata missionaria ad Asmara fra la gente povera ed oppressa dalla guerra; è stata vicina alla gente che soffriva, ai giovani senza speranza, alle famiglie smembrate dai lutti, alle donne che con tenacia straordinaria lottavano con pazienza per salvare la vita in tutti i suoi aspetti e si è fatta portatrice di speranza nella fede. Con una consorella andava nelle Comunità cristiane dove non c’era il sacerdote, distribuiva viveri, faceva catechesi e celebrava la Parola di Dio con il popolo.
Spesso nel suo pellegrinare si trovava a passare tra i due fronti in guerra e la gente meravigliata diceva: "Se voi avete un così grande coraggio per venire qui da noi, vuol dire che Dio non ci ha abbandonato. Come donna, la sua prima missione è quella di ascoltare. "In Africa – dice – le cose più importanti si trasmettono oralmente, e allora è essenziale mettersi in rispettoso ascolto dell’altro".
Dopo qualche anno di vita missionaria fra la sua gente, suor Sara ha lasciato il suo Paese, l’Eritrea; ha trascorso due anni a Roma per gli studi di catechesi e poi è partita. Destinata all’America Latina, ha espresso il desiderio di andare in Ecuador perché sapeva che lì c’era gente di origine africana e "i neri – continua – sono emarginati in America Latina sia per il colore della pelle che per la povertà economica". È partita contenta di condividere la fede che ha ricevuto da Dio, ma anche contenta di donare la sua realtà di donna religiosa africana. "Noi andiamo: io sono andata ed altri vanno…, ed è in questo scambio di doni che la comunione cresce; partire per un’altra Chiesa è una grande grazia".
A El Valle del Chota (Ecuador), suor Sara fa parte di una piccola Comunità, formata da cinque religiose: due eritree, una italiana, una spagnola e una peruviana) tutte impegnate nella pastorale. All’inizio, sei anni fa, la Comunità si è inserita in un ambiente di neri, ex schiavi africani.
Il loro obiettivo è quello di aiutare la gente a formare delle vere e proprie Comunità cristiane: visitano le Comunità già esistenti, ma da tempo trascurate per mancanza di sacerdoti, e cercano di creare relazioni con le persone di tutte le età. In questa pastorale di insieme il compito specifico di suor Sara è quello della formazione dei catechisti e degli animatori delle Comunità cristiane.
Lei, africana, ha la possibilità di essere particolarmente vicina alle donne, con la sua capacità di ascolto, la sua cordialità e dolcezza e anche con tanto rispetto verso tutte.
Si rende conto che la gente fra la quale vive è molto sensibile al modo con cui le religiose si pongono nei loro confronti ed ha imparato che nulla va imposto né con le parole né con gli atteggiamenti, ma trova molto importante coinvolgere attivamente tutti, sia nelle riunioni, che nelle celebrazioni liturgiche e nelle decisioni da prendere.








