Sulle orme di un ''santo vivente''
Il 2 giugno s'è svolto l'annuale pellegrinaggio missionario degli amici e delle delegate missionarie a Laconi (Nuoro), il paese natale di sant'Ignazio (1701-1781). Chi è partito da Cagliari è passato anche da Gesturi, paese natale del beato fra Nicola da Gesturi (1882-1958), oltre che del saveriano p. Ferdinando Abis, attualmente missionario in Indonesia.
Possiamo dire che siamo passati sulle orme di due santi cappuccini, vissuti in tempi diversi, ma entrambi questuanti per le vie di Cagliari e nei paesi agricoli dove si sono sviluppati i Monti granatici.
La Sardegna del settecento
La scrittrice Grazia Deledda definì fra Ignazio da Laconi "l'uomo più ricordato del settecento sardo". In quel tempo, la vita economica e sociale dei sardi era ostacolata da insistenti carestie e malattie, oltre che dall'isolamento. Per evitare l'usura sulle sementi, nel settecento si diffusero i Monti granatici, istituzioni consorziali agricole che, prestando il grano senza strozzinaggio, costituivano una risposta efficace alle condizioni naturali e sociali della Sardegna di allora.
Significativa è la testimonianza del pastore protestante Giuseppe Feus, cappellano del reggimento di fanteria tedesco in Sardegna, che nel 1773 scriveva a un amico in Germania: "Noi vediamo mendicare tutti i giorni un santo vivente, un frate cappuccino che pare abbia fatto molti miracoli, acquistando la venerazione dei suoi corregionali".
Carità, ma solo quella "giusta"
In noviziato, fra Ignazio aveva imparato lo spirito francescano degli umili e faticosi servizi per la comunità e per i bisognosi quando, salendo le scale con una pesante anfora d'acqua, domandò aiuto alla Madonna esposta sulla scala. La Madre di Gesù gli ricordò la sofferenza del Figlio in croce. Fra Ignazio ha vissuto lo spirito francescano percorrendo le strade di Cagliari come questuante della carità, donata e ricevuta.
Nelle raffigurazioni, Ignazio porta in spalla la bisaccia bianca del frate questuante, compito che i superiori gli avevano affidato nel 1741. Ma lui rifiutava ogni elemosina che fosse frutto di ingiustizia. Si racconta che il santo frate non si recasse a elemosinare da un certo Gioacchino Franchino, arricchitosi con l'usura. Dopo le lamentele dell'interessato con il guardiano del convento, fra Ignazio per obbedienza si recò a questuare anche da lui, ma in strada dalla sua bisaccia cominciò a colare sangue.
Portando la bisaccia ai piedi del padre guardiano, gli disse: "Ecco il sangue dei poveri!". La bisaccia insanguinata di fra Ignazio da Laconi e i Monti granatici ancor oggi ci invitano all'impegno della solidarietà e della carità genuina. Vere e proprie "banche del grano", i Monti granatici sono sorti in Italia alla fine del '400 (il più antico lo troviamo a Foligno nel 1488) per arginare la piaga dell'usura a danno dei poveri agricoltori e assicurare loro il grano e l'orzo necessario per la semina.
La Messa e la visita al parco
A Laconi, nella tarda mattinata, abbiamo fatto la salita in corteo fino alla chiesa dei cappuccini con le bandiere dei paesi delle nostre missioni e la meditazione di p. Virginio. La Messa è stata celebrata nella chiesetta dell'oasi francescana da p. Roberto Salvadori.
Nel pomeriggio abbiamo visitato, dietro la casa natale di fra Ignazio, il parco di Aymerich con i resti del castello degli ultimi signori di Laconi del ‘700, con le sue grotte, cascatelle e laghetti. Il cancello del giardino botanico nascondeva la curva, ad angolo retto, del sentiero di uscita dal parco e invitava a perdersi nei sentieri, ripercorrendo lo stesso tratto varie volte.
Dobbiamo le nostre scuse a Rita Milia, che per la fretta non è stata attesa dall'autobus. Ci impegniamo a rifare il pellegrinaggio in auto con lei e la sua amica.








