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Tinte dal sangue di p. Ottorino, di p. Aldo e di Catina la vita continua

I padri Alberto Lanaro di Vicenza e Battista Maestrini fanno scudo alla missione e non hanno accolto l'invito a sgomberare il posto. "Qualcuno ha sparato al superiore, p. Mario Pulcini - scrive p. Alberto - e ha minacciato di farlo anche a noi". La situazione è densa di ombre, ma insieme cresce la speranza. "Le parti in conflitto – continua p. Alberto - si sono incontrate ad Arusha, Tanzania, con un nulla di fatto finale. Ma almeno si sono incontrati, impegnandosi per un cessate il fuoco e una ripresa delle trattative.

Intanto non lontano da noi l'artiglieria si fa sentire. Milleseicento sfollati sono entrati nel villaggio, scortati dai militari. Ora abitano piccole bicocche, coperte di lamiera, di cinque metri per quattro, compresse in spazi strettissimi. Ma qui almeno la famiglia vive unita, poco lontano dal suo campicello che può coltivare. Non è facile convincere la gente al rientro, con i militari che in precedenza hanno razziato capre e maiali.

A Butua hanno inaugurato la chiesa per i seminaristi uccisi dai partigiani, ma nessun ricordo per le centinaia di povera gente hutu ammazzata dai soldati. Noi non cessiamo di rivolgerci per aiuti ai vari organismi: la FAO ha risposto con 1700 zappe e 40 tonnellate di fagioli per la semina; la Croce Rossa ha fornito 300 teli da tenda. Rimane l'emergenza per i malnutriti; a noi toccano i più gravi, con l'assistenza diretta e la distribuzione di latte, farina, fagioli e pesce.

Stringe il cuore vedere i bambini con capelli biondi, magrissimi oppure con il ventre gonfio che hanno solo voglia di stare al sole, senza nessun desiderio di giocare o parlare".

Ma quale spazio rimane per l'apostolato? "La pastorale può proseguire: prepariamo i battesimi, le prime comunioni, le cresime, il rientro solenne dei cristiani da zone abbandonate. Abbiamo riaperto cinque succursali su nove; le chiesette sono in ordine, le scuole invece sono state distrutte. La situazione sembra migliore, ora: c'è più libertà di parola. Hanno solo paura che i misfatti siano conosciuti all'estero con il pericolo di perdere gli aiuti".

Ecco una domanda ricorrente: "Perché rimanere? Non è una sfida inutile? Lasciate passare la burrasca!". Sì, ma intanto il popolo di Dio dove trova scampo? Siamo in sintonia - e per noi è troppo facile - con chi rimane nel pericolo, nell'incertezza del domani, assistito dallo Spirito. Sono d'accordo anche quelli che hanno terminato la battaglia, ma vegliano tuttora in loco.



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