Sui sentieri dell’Amazzonia
Cari amici, con piacere vi mando due righe e affettuosi saluti, attraverso il nostro mensile "Missionari Saveriani".
Ho ancora in mente i bei giorni trascorsi nella casa saveriana di Alzano, come superiore. Sono già cinque anni che sono tornato nella missione dell'Amazzonia. Qui le cose vanno piuttosto lente; non si guarda tanto l'orologio, ma la dimensione umana della gente. Tre volte all'anno vado a visitare le varie comunità che vivono nella foresta. Non è possibile fare di più, perché sono molte e molto distanti.
Recentemente ho visitato la comunità chiamata "Macaranduba", che è il nome di una pianta famosa. Stiamo costruendo una chiesetta, perché non c'era niente, neppure un tetto. C'è solo una scuoletta di legno che sta in piedi solo con l'aiuto di Dio. Eppure lì ci studiano decine e decine di bambini.
Ho girato in lungo e in largo nella foresta, con quelle stradine che solo Dio sa come ne esci fuori. Sono cominciate le piogge; il fondo del sentiero è viscido e la vecchia Fiat slitta di qua e di là come se fosse sopra il sapone. È facile andare fuori strada e la cosa si complica, perché qui non trovi anima viva che ti aiuti a uscire dal fosso. Bisogna andare a piedi a cercare aiuto.
Ma quando arrivo tra la gente che mi aspetta per la santa Messa e mi accoglie con tanto calore, allora tutta la stanchezza passa e provo la più bella soddisfazione. Gesù ha detto di andare, e noi andiamo.
Penso spesso alla nostra terra bergamasca, con le valli, i laghi, i paesi, le campagne. Un po' di nostalgia? Può darsi! Ma non è un peccato!
Cordiali saluti e auguri a tutti.








