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Con i missionari defunti: Parlando di uno, penso a tutti

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Mi sembra ancora di vederlo quando apriva la porta e il suo sorriso, prima ancora delle sue parole, davano la bella sensazione di essere accolto. Era affabile e premuroso padre Roberto Dal Forno, figlio di Clemente, pescatore della laguna di Marano. Quando il suo lavoro di animatore vocazionale gli concedeva un po' di tempo, faceva un salto al paesello e saliva sulla barca di suo padre - "La Clementina" - e andava a pesca con lui. In quei momenti tornava quel ragazzo che doveva essere stato: serio nel suo lavoro, ma sereno ed entusiasta.

Lo spirito di un ragazzo

L'avevo visto nel febbraio dello scorso anno qui a Brescia, per un incontro degli economi delle case saveriane. Era un po'... "stanchetto", come soleva dire lui, ma niente di più. A marzo il Signore l'aveva già portato con sé, dopo un disperato intervento per estirpargli un grosso male che silenziosamente l'aveva invaso. Aveva poco più di sessant'anni, ma sembrava un ragazzo.

È spirato con il sorriso sulle labbra, come se vedesse qualcosa di bello che i presenti non potevano vedere. Questo mi ha raccontato la sorella Gemma che, in quei difficili giorni, è sempre stata accanto a lui, fino alla fine. I suoi occhi esprimevano la sua anima.

Missionario in Burundi, espulso assieme a tantissimi altri, era tornato poi sullo stesso lago ma dalla parte del Congo, a Mboko, dove con altri due saveriani friulani era rimasto per qualche anno. Da lì poteva vedere il Burundi, il lago e i pescatori. Qualche volta andava anche a pescare.

Il pescatore d'anime

Padre Roberto era un vero pescatore di anime: paziente e attento ascoltatore, partecipava alla sofferenza di chi lo avvicinava. Era un gran lavoratore, ma di quelli che faticano e neanche te ne accorgi, tanto sono discreti. I bambini e gli adulti, tutti erano incantati e gli volevano bene. Dal suo modo di vivere traspariva l'amore per il Signore e la sua volontà, che cercava instancabilmente.

La sua vita di missione non è stata facile: la salute non sempre l'ha sostenuto; ha visto gli orrori della guerra; ha dovuto abbandonare assieme a tanta gente la missione di Bunyakiri e vagare per diversi giorni nella foresta affrontando situazioni molto rischiose... Quando l'ho rivisto a Roma, dopo quell'avventura, era provato ma non aveva perso il sorriso, la fiducia e l'entusiasmo per ricominciare.

Un esempio per tutti

Ho desiderato ricordare p. Roberto nel mese dei defunti, perché la sua vita incarna bene lo spirito di tutti quei missionari saveriani che hanno dato la vita per il Signore e che ci hanno preceduto nel regno dei cieli.

Noi ora preghiamo per loro, ma sono certo che sono loro a pregare per noi, perché le loro orecchie hanno già sentito la voce soave del Cristo che dice: "Vieni, servo buono e fedele, nella gloria del Padre mio preparata per te!".



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