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Sud/Nord Notizie: Cina, Birmania, bombe, Burundi, Somalia e Nepal

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Non dimentichiamo!

Cina: il lavoro continua. Le conseguenze del terremoto in Cina e del ciclone "Nargis" in Birmania sono sparite dai telegiornali e anche la carta stampata pubblica solo qualcosa qua e là... per "addetti ai lavori". Modestamente, diamo qualche notizia sulle situazioni nei due Paesi asiatici, proprio mentre una nuova catastrofe naturale ha colpito le Filippine, provocando morti, dispersi e danni materiali.

Nel distretto di An Xian, epicentro del sisma, dopo le tende da campo, sono arrivate anche diverse tonnellate di riso e centinaia di botti d'olio da cucina offerti dalla comunità cattolica al nuovo Centro di distribuzione degli aiuti umanitari della zona. I volontari che hanno trasportato questi aiuti hanno rischiato anche di rimanere travolti dalla frana lungo la strada, soffrendo fame e sete. Perfino mons. Yan, vescovo di Xian, dopo aver scaricato le tende si è sdraiato a terra esausto, senza badare alla "dignità episcopale". Tutti hanno lavorato senza fermarsi neanche un istante.

• Birmania: aiuti e appelli. Il ciclone "Nargis" che ha devastato la Birmania il 2 e 3 maggio ha coinvolto circa 2 milioni e mezzo di persone. L'Onu parla di oltre 100mila vittime e un milione di senzatetto. Mentre le organizzazioni umanitarie internazionali hanno avuto accesso limitato alle zone colpite dal ciclone, gli staff locali hanno condotto le operazioni di soccorso sul campo.
Attraverso la Caritas, la chiesa ha sostenuto gli abitanti con donazioni, consentendo loro di distribuire generi alimentari e assistenza medica nelle zone colpite. Ha esortato il governo a rispondere senza pregiudiziali alle necessità di tutte le persone colpite e ad aiutarle a ricostruire le loro vite il più velocemente possibile, anche con l'aiuto internazionale.

Se c'è accordo...

• Bombe a grappolo: stop! I rappresentanti di 109 nazioni riuniti a Dublino hanno raggiunto l'accordo su una convenzione per la messa al bando delle bombe a grappolo. Ogni stato firmatario si è impegnato a non usare, né a produrre, acquistare, conservare o trasferire le cosiddette "cluster bombs".

Gli Stati Uniti - tra i grandi assenti a Dublino insieme a Israele, Russia, Cina, India e Pakistan - possiedono quasi 800 milioni di bombe a grappolo, le cui vittime sono per almeno il 60% dei casi i bambini. Ogni bomba può contenere fino a 650 sub-munizioni il 40% delle quali, disseminate per diverse centinaia di metri, restano inesplose.

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon incoraggia tutti i governi del pianeta a far propria la convenzione, che sarà ufficialmente sottoscritta dai Paesi aderenti il 2 e 3 dicembre a Oslo in Norvegia.

• Burundi: basta violenza. Il governo e le Forze nazionali di liberazione (Fnl) hanno nuovamente promesso di rinunciare alla violenza e di impegnarsi a risolvere ogni loro divergenza con il dialogo. Dopo il "cessate-il-fuoco" bilaterale siglato a fine maggio, le parti hanno ribadito la volontà di raggiungere definitivamente la pace esortando tutti i burundesi ad appoggiare il negoziato. L'accordo di pace vero e proprio dovrebbe garantire ai vertici delle Fnl incarichi nelle istituzioni, mentre gli ex-combattenti sarebbero integrati all'esercito nazionale.

• Somalia: torna la speranza. A Gibuti, il governo federale di transizione somalo e i principali esponenti dell'opposizione hanno trovato un'intesa. L'accordo non si limita a stabilire la cessazione delle ostilità, il ritiro dei soldati etiopici e la prosecuzione del dialogo, ma decide la creazione di due organismi incaricati di proseguire il confronto e verificare che i patti siano rispettati. Si tratta di un buon punto di partenza per continuare il processo di pace in un Paese nel caos da ben 17 anni. A Mogadiscio la maggioranza della gente ha accolto con soddisfazione le notizie dell'intesa e spera in un ritorno della pace in città e nel Paese; altri invece credono che i "falchi" di governo e opposizione riusciranno ad affossare ogni speranza di dialogo.

Nessuna notizia, invece, sui tre volontari (due italiani) dell'associazione umanitaria cattolica Cins (Cooperazione italiana nord-sud), prelevati da uomini armati il 21 maggio in un villaggio a sud di Mogadiscio. è un silenzio veramente sconcertante.

• Nepal: nasce la repubblica. Il 29 maggio, l'Assemblea costituente ha proclamato la nascita della Repubblica del Nepal, mettendo fine a 240 anni di monarchia. Il testo stabilisce che il paese "diventa uno stato indipendente, indivisibile, sovrano, laico e una repubblica democratica". Il 29 maggio è stato dichiarato "giorno della repubblica". Il Nepal sarà guidato da un presidente con ruolo di garante, con i poteri decisionali affidati al primo ministro, capo del governo. L'ex sovrano Gyanendra ha già lasciato il suo palazzo che sarà trasformato in un museo.



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