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Torta, candeline e...

La Misna compie 10 anni. Erano le 8,45 del 2 dicembre 1997, quando p. Giulio Albanese inserì il primo lancio sperimentale della nuova agenzia missionaria di notizie dal sud del mondo. Il giorno dopo l'agenzia Misna era in piena funzione, guidata fino al settembre 2004 dallo stesso p. Albanese: "Cominciai in modo rudimentale, con un computer collegato alla rete telefonica e un cellulare".

Lo scopo di Misna era ed è fornire informazioni su quel mondo spesso dimenticato dai mass media. Ciò è stato possibile grazie ai preziosi contributi dei missionari-corrispondenti e dei volontari, voci di chi non ha voce, né ascolto. La Misna conta oggi su un archivio di oltre 250.000 titoli, alimentato ogni giorno da un notiziario divenuto negli anni uno strumento di consultazione per molti addetti ai lavori. Il numero di coloro che la consultano e se ne servono è in costante crescita. "Misna - ricorda il presidente p. Venanzio Milani - è uno strumento d'informazione agile e privo dei tradizionali condizionamenti del potere pubblicitario, politico o finanziario".

• Misna: un regalo... arabo. Per il suo decimo anno di vita la Misna si è fatta un bel regalo: un nuovo servizio in lingua araba del notiziario. "La pagina araba è un ulteriore strumento per rafforzare la volontà di dialogo interculturale e interreligioso", ha dichiarato l'attuale direttore Mariano Benni.

Padre Greiche, portavoce della chiesa cattolica in Egitto, ha definito Misna "un ponte tra mondi e culture differenti; può aiutare il mondo arabo a leggere e conoscere le notizie dell'Africa e fornire al tempo stesso agli europei notizie selezionate, genuine e corrette, non inquinate da alcun fondamentalismo".

Ahmed Salmawi, direttore del settimanale "Ahram Hebdo", ha detto: "Le società hanno sempre bisogno di incontrarsi; l'ignoranza dell'altro è causa di rifiuto, conflitto e aggressione. Misna è un'agenzia che facilita la conoscenza tra i popoli e la versione araba costituirà un eccellente mezzo di comunicazione per il popolo arabo".

Chiaro e scuro

• Mozambico: fine del colonialismo. A 32 anni dall'indipendenza del paese dal Portogallo, una cerimonia ha ufficializzato il passaggio a Maputo della diga di Cahora Bassa sul fiume Zambesi, utilizzata per produrre energia idroelettrica e per l'82% ancora di proprietà di Lisbona. "Saremo finalmente in grado di soddisfare il fabbisogno energetico della nostra popolazione", ha detto il presidente Guebuza ricordando lo sforzo economico fatto per chiudere l'ultima pagina del periodo coloniale (950 milioni di dollari versati al Portogallo come indennizzo). "Questo accordo - ha ribadito Guebuza - è la nostra seconda indipendenza e cancella l'ultima traccia della dominazione portoghese durata 500 anni".

• Ciad: nuovo ospedale. È stato inaugurato a N'Djamena il "Buon Samaritano", primo ospedale Policlinico del Paese. È una struttura moderna dotata di attrezzature avanzate che darà cure e assistenza a oltre 500.000 persone. Dotato di un laboratorio di analisi, 182 posti letto e un dispensario, l'ospedale non solo diventerà uno dei centri ospedalieri più importanti di tutto il Paese, ma garantirà, attraverso la Facoltà di medicina e chirurgia, la formazione di medici locali. Il taglio del nastro è stato accompagnato dalla doppia benedizione del vescovo, mons. Mayadi, e dell'imam di N'Djamena, all'insegna del dialogo interreligioso e della fratellanza.

• Congo RD: strategia complessa. L'esercito congolese è passato all'offensiva contro le truppe del generale ribelle Nkunda, nella regione di Goma. Si tratta di un'azione "appoggiata" dal governo statunitense. Secondo alcune fonti, infatti, esisterebbe un complesso programma americano per "bonificare" l'area: esilio provvisorio di Nkunda in Sud Africa, intervento rapido di una forza addestrata e guidata dagli americani contro i membri delle milizie ruandesi responsabili dei massacri del 1994 e rifugiatisi in Congo, garanzia per la sicurezza dei tutsi della regione, impegno degli Usa a riorganizzare le principali basi dell'esercito congolese con un posto diplomatico permanente a Goma. L'intervento americano, però, non sembra essere motivato solo da uno spirito di "solidarietà": gli interessi sui giacimenti minerari del Kivu sono tanti.



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