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A Bangkok nella “casa degli angeli”

Le storie della gente che vive nelle baraccopoli di Bangkok, a volte squallide, sono piene di sofferenza. Sono esperienze al limite della sopportazione; un mistero di dolore che Gesù crocefisso ha associato al suo dolore redentivo.

In cerca di luce

Come i minatori abituati al buio, la gente delle baracche non riesce più a guardare le cose alla luce del giorno. Sono donne abbandonate dal marito; da sole, devono crescere figli e nipoti nella miseria. Sono bimbi che non conoscono i genitori, perché in prigione o morti, o semplicemente irresponsabili, per lo più ubriachi, assorbiti in giochi d’azzardo e in volgarità. Sono malati di Aids e tubercolosi, anziani nella solitudine più angosciosa, disabili rinchiusi in istituti per sopravvivere.

Ma tra loro ci sono anche alcune donne che hanno accolto l’annuncio e oggi sono mamme di tanti nuovi figli, cui hanno aperto la porta del cuore per portarli via dai pericoli della strada.

Una chioccia e 18 pulcini

Padre Adriano Pelusin, missionario del Pime, sostiene un progetto per 250 bimbi orfani, affidati a queste nuove mamme. Una di loro - gambe storte e dolenti, sopracciglia disegnate come un tatuaggio, fermacapelli da giovinetta e sempre elegante -, ha alle spalle una storia di prostituzione, aborti, giochi d’azzardo.

Lei stessa ora lo confessa: “Ero così e non mi stupisco di chi fa la stessa cosa. Ma da quando ho conosciuto il Signore, la mia vita è cambiata. Egli mi dà la forza per continuare a fare il bene e allevare i miei piccoli. Dico a Gesù di insegnare loro la strada e di proteggerli, perché io non ci riesco”. Ha con lei 18 bambini, il più piccolino di sei mesi e il più grande di nove anni. Come una chioccia con i pulcini, se li tiene a portata di ali e li nutre con pranzetti succulenti: è una brava cuoca. Tutti i giorni arrivano in chiesa mezz’ora prima della Messa, per recitare il rosario. È davvero un coro divertente e commovente!

Il cuore dei bambini

Tra gli ammalati e gli anziani, alcuni sono seguiti da un piccolo gruppo di giovani donne. Nessuna di loro è cristiana, ma ascoltano con noi volentieri il vangelo, che tutti i giorni ci dà la forza di vivere. È già un miracolo di vita nuova, in questa “pasta dura, non ancora lievitata”.

Tra i malati di Aids alcuni sono già giunti in cielo e pregano per noi. Lassù c’è anche Non-Cat, la piccola di tre anni che ha toccato il cuore di tanti bambini. Erano pronti a sostenere, con i loro risparmi, il costo dell’operazione di trapianto di fegato, che le avrebbe permesso di vivere. Il Signore l’ha chiamata all’improvviso, ma la sua missione l’ha compiuta ugualmente: piccolo strumento nelle mani di Dio, usato per sollevare montagne di indifferenza.

La “casa degli angeli”

Tra i disabili ci sono anche il piccolo Get, colpito a tre anni da tbc cerebrale, Benjamin spastico e Baas, di appena un anno, nato cieco. Il loro sorriso e i loro maldestri tentativi di movimento sono già una ricompensa per le tante ore trascorse a curarli, accanto alle loro mamme, in ospedale e a casa.

Per tutti questi piccoli si sta costruendo, con l’aiuto della Caritas veneziana, la “casa degli angeli”. Sarà un punto di riferimento per tante famiglie che, tra enormi difficoltà, tengono il bimbo disabile con loro. Tra tanto dolore, anche in questo mondo tailandese di poveri, sta scoppiando la vita e l’amore. Dio è accolto, raccontato e servito, sopra ogni cosa e interesse, proprio nei fratelli più piccoli e abbandonati.

Spero che sia presto completata la “casa degli angeli”. Ho già l’altarino per la Messa, dono dei “laboratori” missionari parrocchiali di Venezia. Nell’Eucaristia ci sentiremo sempre uniti.



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