Storie dell’altro mondo
Ho vissuto per molti anni la missione in Camerun, e ho conosciuto tanti catechisti ammirevoli per fede e dedizione. Desidero raccontarvi almeno due storie davvero commoventi.
Agostino, carrozzella e braccia robuste
Agostino aveva 42 anni. Era nato nell’estremo nord del Camerun in una zona pre-desertica, ad Ardaf, in provincia di Yagua. Appena ventenne si era recato in cerca di lavoro a Douala, la capitale industriale del Paese. E fu fortunato, perché trovò subito lavoro nel porto, il più importante dell'Africa occidentale.
Robusto e buono, fu accolto con simpatia. Aveva però una grossa cisti sulla colonna vertebrale che lo faceva soffrire. Dopo anni di lavoro pesante, decise di farsi operare. Ma il chirurgo, eliminando la cisti, lese anche alcuni nervi importanti. Agostino rimase paralizzato, perdendo l'uso delle gambe. Una prova durissima per lui, papà di tre bambini e sposo di una donna intelligente e generosa. Lo sostenne la sua fede.
Abitava nella missione di Djugumta. Un giorno mi disse: "Non ho più l'uso delle gambe, ma la mia testa è ancora valida e le mie braccia sono robuste; dedicherò la vita che mi rimane a far conoscere Gesù e il suo vangelo ai miei compatrioti che sono ancora, per la quasi totalità, pagani; desidero fare il catechista". E si mise al lavoro con entusiasmo e intelligenza, amato dai cristiani e dai catecumeni della zona.
Quando lo conobbi, Celestino "viaggiava" già verso gli 80 anni. Era un catechista molto stimato nella nuova missione saveriana di Kopchou, alla periferia della città di Bafoussam. Diventammo amici e mi raccontò un po’ la sua vita.
Era il primogenito di un ricco poligamo pagano, e secondo gli usi locali avrebbe dovuto ereditare la quasi totalità della proprietà di suo padre e le sue non poche mogli. Ma Celestino era un cristiano fervente e aveva deciso di fare il catechista per tutta la vita, rinunciando ai suoi diritti di primogenito.
Per noi missionari è stato un collaboratore prezioso, perché oltre alla lingua locale, conosceva bene anche il francese. Con la sua bella e solida famiglia di otto figli, Celestino era considerato dai cristiani il loro “padre nella fede”. Per il suo zelo infaticabile aveva ottenuto dal Papa una medaglia d'oro, come segno di stima e riconoscenza.
Celestino era il mio catechista preferito. Era un uomo saggio. Parlavamo a lungo tra noi e io imparavo molto da lui. Andavamo insieme, vicino e lontano dalla missione, nelle case di pagani accoglienti per condividere con loro la ricchezza della nostra fede.







