Parrocchia missionaria di metropoli: L'immensa missione di Jakarta
Come trasformare la parrocchia
A Jakarta, capitale dell'Indonesia, i saveriani seguono due missioni. In una di queste, insieme a p. Silvano Laurenzi e p. Lorenzo Scaglia, lavora p. Francesco Marini, già superiore generale dei saveriani. Ci racconta qualcosa del lavoro missionario in parrocchia.
Siamo nell'area della Grande Jakarta, in un territorio di 8 chilometri per 6. La città cresce in modo costante e disordinato, con stacchi impensabili tra centri lussuosi ed altri fatti di catapecchie. Passando, ci si rende conto dei contrasti.
Una parrocchia con 74 comunità di base
I cattolici sono circa 13 mila. La domenica vanno a Messa più di 4 mila persone; una su tre. La missione è suddivisa in 74 comunità di base. Abbiamo, inoltre, 13 commissioni pastorali per la catechesi, la liturgia, la famiglia, i giovani eccetera; abbiamo oltre 200 chierichetti, 80 diaconi, il gruppo per la prevenzione alla droga e altri gruppi. Tutti richiedono la nostra attenzione pastorale.
Naturalmente abbiamo circa 200 bambini che si preparano alla prima comunione e altrettanti ragazzi e ragazze che si preparano alla cresima. I corsi prematrimoniali sono molto importanti, anche perché la complessità dei casi di matrimonio in Indonesia è ancora più grande di quella africana, data la mescolanza frequente delle religioni e le implicazioni della legislazione civile.
Un consiglio parrocchiale ben strutturato
Il consiglio parrocchiale dirige tutta questa complessa attività. È strutturato in vari organismi: un "gruppo di lavoro", costituito dai missionari e da altri cinque membri; il "nucleo centrale" di 35 persone, che raccoglie i capi-zona e i capi delle commissioni, si raduna una volta al mese e prende le decisioni più importanti; infine c'è "l'assemblea plenaria", composta da circa 200 persone, e si raduna due volte l'anno.
Molto del nostro lavoro è fatto con i responsabili delle comunità e delle commissioni. Questo modo di procedere può sembrare macchinoso; e in parte lo è. Ma siamo contenti, perché la gente chiede e risponde.
Verso una pastorale di proposta evangelica
Una difficoltà viene dalla mentalità tradizionale, ancora fortemente influenzata dall'animismo: spiriti, diavoli, forze occulte sono dappertutto e la religione rischia di diventare lo strumento per controllare tutto questo. Ci sono però molte persone interessate ad approfondire la fede. In una grande città come Jakarta, il vecchio e il nuovo si mescolano e rendono difficile una pastorale unitaria.
Noi ci stiamo organizzando per passare da una pastorale della richiesta - di sacramenti e di servizi religiosi - a una pastorale di proposta evangelica con l'approfondimento della fede. Data la complessità della macchina parrocchiale, raggiungere tutti i vari livelli non è facile. Ma è un lavoro entusiasmante e richiede a noi missionari molto studio, riflessione e impegno.
Non ci permettono una nuova chiesa
Poiché la parrocchia è molto estesa, si sta pensando alla sua divisione. È stato comprato un terreno e si sta già cominciando a costruire. I soldi non ci sono ancora, ma non si può ritardare. Verrà costruito un edificio polivalente che servirà anche da chiesa. Il permesso per una chiesa vera e propria non sarebbe stato concesso dalle autorità amministrative islamiche; perciò si è ripiegato su questo tipo di progetto.
Non entro in altri particolari. Un caro ricordo e un abbraccio.
(marini@tiscali.es)








