Storia di Natale: sarà vera?
Tre bambini s’incontrano per caso
Un bambino arabo aveva in mano una medicina. Suo padre gli aveva detto che la salute è la cosa più importante della vita. Con molta cura, il bambino stava portando la medicina a un malato, vicino di casa. Era il mese benedetto del ramadan e bisognava aiutare gli altri. Nella stessa città viveva una bambina africana. Portava in mano un profumo che le aveva dato sua madre.
La mamma aveva spiegato alla bambina che cose inutili come i profumi, se date o ricevute in dono, rendono la vita più felice. In quella città c’era anche un bambino cinese che aveva al collo una catenella d’oro porta-fortuna. I suoi genitori gliel’avevano comprata quando era nato, come buon auspicio che potesse fare tanti soldi, diventare ricco ed essere felice.
Le difficoltà e la sorpresa
I tre bambini vivevano in una città europea. Erano figli di genitori immigrati. A scuola il cinesino aveva problemi più degli altri, specialmente con la lingua, anche se s’impegnava molto a studiare. La bambina africana era la più allegra della classe, ma veniva presa in giro a causa del colore della pelle, anche se lei era nata e cresciuta in Europa e non aveva mai visto l’Africa. Il bambino arabo aveva anche lui grossi problemi perché, dopo l’11 settembre, qualche altro bambino, quando litigavano, lo insultava dicendogli “terrorista!”.
Un giorno i tre bambini si incontrarono, per caso. Era il periodo di Natale e, camminando, passarono davanti a una chiesa. Videro luccicare tante luci e si avvicinarono incuriositi. Era il presepio. Il cinesino chiese cosa potesse rappresentare quella cosa così bella. La bambina africana spiegò che era la rappresentazione della nascita di Gesù, il Dio dei cristiani. L’arabo aggiunse che Gesù è stato un grande profeta, che ha detto cose sagge e ha insegnato che bisogna essere buoni con tutti, perché tutti siamo fratelli e creature dell’unico Dio.
La gioia della scoperta
Il cinesino osservò bene e vide che davanti a Gesù c’erano tre statuine inginocchiate, vestite in modo strano. Erano le statuine dei magi. Uno era nero, uno era vestito come un arabo, il terzo era vestito come un cinese. L’asiatico stava deponendo la sua catenella d’oro davanti al bambino Gesù; il nero portava nelle sue mani un profumo e l’arabo aveva con sé una medicina. I tre bambini si guardarono l’un l’altro e, pieni di gioia, gridarono: “Ma quelli siamo noi!”.
Allora si misero a guardare con più attenzione il presepio. Si accorsero che tutte le statuine erano rivolte verso la capanna dove era il Bambinello. Uno dopo l’altro esclamarono: “Che bello! Che gioia! Che tenerezza!”. E cominciarono a toccare e accarezzare le statuine con le loro piccole mani.
Il loro vociare aveva disturbato qualcuno, che cominciò a sgridarli dicendo: “Zitti! Non toccate! Andate via!”. Era un vecchio, con il bastone. Pensando che i bambini stessero facendo una monelleria, li aveva sgridati. Ma poi, vedendo il loro stupore e i loro occhini sgranati, il vecchio capì che forse aveva esagerato.
Diversi modi di pregare
Allora, cambiando tono, si rivolse a loro: “Come vi chiamate, da dove venite?” - chiese gentilmente il vecchio. Poi cominciò a spiegare che in chiesa bisogna fare silenzio e non disturbare, perché la gente prega.
Il bambino arabo disse che anche lui pregava, insieme a suo padre, cinque volte al giorno. La bimba africana disse che lei, quando pregava, cantava e danzava e batteva le mani. Il cinese disse che lui non sapeva pregare, ma che aveva visto i suoi genitori, davanti alle tavolette con i nomi degli antenati, chiudere gli occhi e pensare molto profondamente in silenzio…
Il vecchio allora chiese loro di fargli vedere come facevano a pregare. L’arabo, tenendo la medicina tra le mani, si mise a fare le prostrazioni e a invocare Allah grande e misericordioso. L’africana, stringendo la boccetta di profumo, si mise a cantare danzando e battendo le mani dalla gioia.
Il cinesino chiuse gli occhi e congiunse le mani, stringendo il suo porta-fortuna d’oro.







