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Il nostro Santuario è stato designato come Chiesa Giubilare. Lo era stato anche nell’anno 2000 e ad esso avevo, per curiosità, dedicato l’articolo del mese scorso. Scrivo qualcosa del Giubileo presente per… par condicio

Il Giubileo è evento raro, calcolato per durare un anno intero, ma è più che sobrio di adempimenti rituali: compiere un pellegrinaggio, attraversare la Porta Santa, accostarsi a Confessione ed Eucarestia, pregare per il Papa. Fosse solo così, si potrebbe sbrigare la faccenda in poche ore, ossia quanto basta per ottenere l’indulgenza plenaria. Ma non può essere solo questo, perché è irruzione massiccia di “grazia e misericordia”, il vero fulcro di questo Anno speciale, da non lasciarsi scivolar via. Direi che vada spalmato sui tempi, ahimè pigri della nostra riluttanza a convertirci alla misericordia di Dio. 

Qui ci sta bene un chiarimento. Nell’immaginario popolare, l’indulgenza plenaria appare come il fulcro del Giubileo, al punto che si sente dire “vado a prendere l’indulgenza plenaria”, quasi si trattasse di ritirare un pacco premio, dopo aver portato a termine gli adempimenti richiesti dal Giubileo. L’insegnamento della Chiesa è più articolato e distingue tra “perdono dei peccati” e “remissione della pena temporale”. 
Riguardo il “perdono dei peccati”, l’insegnamento è questo: è un dono che Dio, unicamente per sua misericordia, ci concede ogni volta che ci accostiamo, pentiti, al confessionale per avere il perdono pieno del peccato grave. È sempre stato così. 

Della seconda si dice che durante i Giubilei si ottiene la “remissione della pena temporale del peccato”. Concetto non facile da capire. Cos’è questa “pena temporale” del peccato? Ci può aiutare un esempio: i nostri quotidiani cattivi comportamenti (abitudini, vizi, sregolatezze, egoismi…) non sono solo un peccato in sé concluso, ma si portano dietro un malessere, una pena (a volte anche fisica) spirituale, personale e comunitaria. Vale a dire che la loro ripetizione finisce per abituarci/rassegnarci a vivere perennemente, respirando l’aria inquinata e malsana dei nostri ed altrui peccati. Sì, perché il peccato è la peggiore malattia da cui bisogna guarire. San Domenico Savio diceva: “la morte, ma non peccati”. 

Come detto sopra, dal peccato veniamo perdonati per misericordia di Dio, ma rimaniamo comunque malati-peccatori, pigri nel voler guarire. È una pena cui noi, non Dio, dovremmo porre rimedio, convertendoci e “fuggendo il peccato”. Ma Dio dilata la sua misericordia, perdonando anche questa nostra cocciuta resistenza alla Sua Grazia. 

Acquistare l’indulgenza plenaria è un prezioso “dono totale (plenaria) della misericordia di Dio”, mi si passi il termine, un bonus, un aiuto che ci incoraggia/impegna a lavorare più alacremente all’opera della nostra conversione. Non si fa in poche ore e dura tutti i giorni. Conversione, a fronte di un immenso Amore, sono il fulcro e le parole del Giubileo. 



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