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Stati Uniti: Missione nei centri ''Newman''

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Padre Vittorino, saveriano veronese di San Bonifacio, missionario "sequestrato" in Sierra Leone, è vissuto per molti anni negli Usa, dove ha svolto un interessante e faticoso apostolato tra gli universitari.

Negli Stati Uniti l'età degli studi universitari, soprattutto i cosiddetti "undergraduate", è il tempo più propizio per percepire e rispondere alla chiamata di Dio. Quasi tutte le università statali sono dotate di un centro per studenti cattolici, spesso chiamato Newman Center (dal grande studioso e cardinale inglese, John H. Newman). Questi centri sono organizzati dalle diocesi in cui si trova l'ateneo e la direzione è in mano per lo più a cappellani del clero diocesano. Alcuni sono veramente imponenti, con una grande chiesa, biblioteca, sale per incontri, internet e svago, cinema e teatro. A volte si trovano Newman Center addirittura con dormitori per studenti, completi di servizi, lavanderia automatica, palestra, piccoli negozi di varie necessità e amenità...

Il lavoro di animazione missionaria e vocazionale che ho svolto negli ultimi nove anni nel Midwest degli Stati Uniti, è di due tipi: uno temporaneo, l'altro prolungato.

Il missionario è in visita, di passaggio

Il servizio "temporaneo" consiste in un programma di animazione di cinque giorni in università, una settimana dopo l'altra.

Gli interventi sono programmati con i cappellani dei Newman Center durante l'estate. La difficoltà più grande, a parte la pesantezza d'essere sempre in strada e di "vivere con la valigia in mano", è quella di ottenere il benestare dei cappellani. Il missionario li incontra di persona perché gli accordi non si possono fare per lettera o per telefono. Due cose bisogna subito mettere in chiaro con loro: il missionario non va esplicitamente per cercare vocazioni e non fa raccolta di fondi.

Un programma tipo di cinque giorni inizia sempre con la predicazione alle Messe domenicali (da due a sei, secondo la grandezza del centro e dell'università). L'argomento della predica è "la natura missionaria della chiesa": siamo tutti missionari, ognuno nel luogo dove si trova e vive. Alla fine della Messa si annuncia che il "visiting missionary" si piazzerà per quattro giorni in un luogo dell'università dalle 8 alle 17, per incontrare studenti desiderosi di approfondire l'argomento della predica o altri aspetti della vita cristiana. Si annuncia anche che la visita del missionario si concluderà con una conferenza aperta a tutti gli studenti, il giovedì alle ore 8 di sera.

Il missionario si piazza sempre in un luogo molto frequentato e l'attenzione degli studenti è attratta da grandi foto delle missioni e da un filmato sonoro a proiezione continua. Allo stesso tempo, viene messo a disposizione vario materiale informativo sulle missioni, mentre alcuni studenti distribuiscono i volantini pubblicitari della conferenza che, di solito, tratta tematiche legate al lavoro dei missionari.

La conferenza conclude il programma dei cinque giorni. Il venerdì, il missionario s'imbarca per un altro Newman Center, portando con sé nomi, indirizzi e telefoni di studenti interessati. Quando gli sarà possibile potrà sempre tornare privatamente e far visita a quegli studenti.

Ho svolto questo lavoro per tre anni, visitando ben 24 università, seguendo questo stesso schema.

Il missionario è qui, sempre a disposizione

Il servizio "prolungato" consiste nella permanenza continuata in un Newman Center per la durata di almeno un anno scolastico. Succede che dopo tanto girovagare, sei conosciuto da un bel numero di cappellani. Qualcuno di loro, che ha particolarmente apprezzato la presenza del missionario nel programma dei cinque giorni, mi invita a fermarmi nel suo centro come cappellano "aiutante".

È chiaro che non mi chiama per "reclutare vocazioni", ma per mantenere il rapporto con gli studenti, per dimostrare il volto missionario della chiesa...; chiama soprattutto per lo zelo e la generosità nel servire gli studenti con la direzione spirituale e la preparazione ai sacramenti. Tutto ciò mi rende "gradito e utile" al loro scopo. Naturalmente devo rinunciare a compensi pecuniari, ma mi offrono sempre cibo e alloggio e anche un piccolo contributo mensile.

Nel ruolo di "assistente", il missionario è in contatto diretto con centinaia di giovani cattolici, già di per sé ben disposti alla religione e alla vita spirituale, dato che hanno scelto di frequentare il Newman Center. In questa condizione, anche senza riferimenti espliciti alle missioni e alla vocazione, il saveriano può facilmente proiettare il suo ideale e il suo entusiasmo. Ai giovani non sfugge questo "calore" per la missione, la vocazione e la vita consacrata. Perciò sono loro stessi a volerne sapere di più e a fare domande esplicite in merito. E allora posso organizzare anche visite di gruppo alle comunità saveriane negli Stati Uniti e posso dare suggerimenti personali per la vocazione missionaria.

Quali sono i risultati tangibili?

Qualcuno mi chiederà: quali sono i risultati  di questi due modi di animazione missionaria e vocazionale nelle università, dopo nove anni di lavoro? Evidentemente, ci sono risultati tangibili e risultati intangibili. Il successo di uno strumento è nelle mani di Dio: può avere tante ramificazioni che esulano dalla nostra valutazione. Solo il Signore può misurare l'influenza benefica della nostra fatica.

Ma ci sono anche risultati tangibili. Posso contare almeno una dozzina di giovani conosciuti e seguiti, che hanno scelto di entrare in diversi seminari, diocesani o religiosi. Purtroppo, fino a questo momento, solo due giovani sono entrati nella casa saveriana di formazione a Franklin, e ho speranza che altri tre facciano la medesima scelta.

Dopo avere gettato le reti, rimetto tutto nelle mani di Dio, ammettendo che la mia collaborazione, nonostante tutta la mia buona volontà, è stata ben inferiore al suo desiderio divino. Devo annoverarmi anch'io, con sincera umiltà, tra quelli a cui Gesù ha raccomandato di dire: "servi inutiles sumus".

Nel cuore degli studenti

Le reazioni di alcuni studenti dopo aver incontrato p. Vittorino nei Newman Center delle università statunitensi.

"Mi sono accorto che nella mia vita ho bisogno di persone che mi spronino e mi ispirino. Tu sei uno di questi. Da un po' di tempo nella preghiera sto chiedendo a Gesù Cristo che mi faccia comprendere come sono in realtà e come lui mi vuole. La tua proposta e la tua sfida di diventare missionario mi entusiasmano".

"Alla fine della conferenza al Newman Center dell'università di Missouri, ti ho avvicinato per chiederti come sia cambiato il tuo rapporto con Dio, dopo la prigionia in Sierra Leone nelle mani dei ribelli. Mi hai dato il tuo biglietto da visita e sono desideroso di tenermi in contatto con te. Vorrei saperne di più sulle tue avventure, sul tuo rapporto con Dio e come sei stato chiamato alla vita missionaria. Mi sembri una persona interessante e voglio anche farti sapere certe cose della mia vita personale. Dopo la tua conferenza sono andato in chiesa, mi sono confessato e ho detto a Dio quanto mi senta di amare i bambini-soldato della Sierra Leone".

"Ho letto il tuo libro sulla prigionia e mi ha entusiasmato. Attualmente sono impiegato da Sprint (una compagnia di telefoni cellulari, ndr) in Kansas City, ma personalmente penso di essere chiamato ad aiutare i missionari. Sento anche la passione e il desiderio di andare nel mondo e fare un servizio fra altre culture. Non è che voglia mettermi a predicare nelle piazze, ma vorrei essere tra la gente e voler loro bene. Anche se non dovessi mai pronunciare il nome di Gesù - una cosa impossibile, perché devo parlare di Colui che amo -, sento di amare questa gente. Nell'andare in un altro paese c'è vera avventura e vita. Lo sento e lo bramo sempre di più, mentre sono qui seduto, in una stanza del confortevole mondo americano degli affari.

Desidero essere mandato, desidero essere usato e importunato. È più facile a dirlo che a farlo, lo so bene. Mi viene voglia di piangere solo a pensarlo".



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