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Sono “i sorrisi del Signore”, Dalla lettera all’amico don Primo

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Pio ha scritto questa lettera dall’Indonesia il 16 aprile 1954, un anno prima della sua morte.

Carissimo don Primo, il 25.mo di sacerdozio è tale una fetta di vita e tale un cumulo di grazie, che davvero si sente forte il bisogno che qualcuno ci aiuti a ringraziarne il Signore!

Davvero quante grazie e quanti sorrisi: ne sia benedetto e sovrabenedetto il Signore!

A proposito di “sorrisi del Signore”, (le parole sono tue, e ben dette) ti racconterò come sta l’ultimo di questi augusti e misericordiosi sorrisi. Lo scorso novembre, il Signore mi dava la grazia di andare a fondare una nuova cristianità. Vi andavo disposto a tutto e con tanti bei progetti. Ero là da una settimana, alloggiato in qualche modo in casa di un cristiano, quando la gamba destra cominciò a farmi male e a gonfiarsi enormemente. Passai più di un mese immobilizzato nel misero ospedaletto del posto. Dopo cure ricevute in casa del vescovo, i dolori sono scomparsi.

Fu alla fine di questa cura che da una radiografia, con sorpresa del medico, mi fu notata sul petto una stelletta o rosetta dei venti, segno di un carcinoma o tumore galoppante. Non ci sono medicine attendibili per tale male, e io scelsi di tornare al mio posto e ivi passarvi i pochi mesi che mi separavano dall’eternità, attendendo a ravvivare, fin che avrei potuto, quella cristianità. Così mi fu concesso e così feci: è bello vivere con un piede sollevato!

Ma ieri, mi capitò qui il superiore, con l’ingiunzione di rientrare sollecitamente in Italia per tentare colà qualche cura, non essendovene qui alcuna. Tra qualche giorno partirò, tra qualche altro sarò a Roma per aereo. In poche settimane si risolverà se avrò ancora un po’ di vita o se il giorno del mio rendiconto è giunto. Tu prega che si compia in me solo ciò che al Signore piacerà. I confratelli di tutta la congregazione pregano intensamente la Madonna e il nostro fondatore per strappare il miracolo della mia guarigione.

Mio carissimo, gli stroncamenti dei nostri disegni e della nostra vita, con le pene che ne conseguono, sono “sorrisi” di divina accondiscendenza per associarci a Gesù nel compito di redimere anime, non è vero? Diamoci coraggio. Il Signore, per questo verso, (offriamoci a lui in questo senso) gode trarre per la causa sua quell’efficienza di bene vero che all’occhio esterno sembra proprio mancare. Gesù con la sua croce, me e noi con la nostra, tira su questo mondo perverso, anche nelle critiche e criticissime contingenze attuali...

Abbi l’amplesso fraterno del tuo affez.mo,

p. Pio, sx.



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