Sierra Leone: ricostruire e rinnovare
La gente vuol tornare a vivere
La Sierra Leone, dopo una lunga e drammatica guerra, ora vive un periodo di relativa pace. Tutto deve essere ricostruito e rinnovato. Anche la missione.
Quali sono le esigenze della nuova missione in Sierra Leone?
Insieme alla nazione che cerca di risorgere, noi missionari sentiamo il bisogno di rinnovare la missione. Naturalmente la prima cosa che dobbiamo rinnovare è la nostra vita, il nostro impegno missionario, la nostra evangelizzazione. Io penso che noi giochiamo il rinnovamento proprio nel campo dell'evangelizzazione, che è lo specifico del nostro carisma e il criterio per valutare quello che facciamo come missionari.
Nell’evangelizzazione noi dobbiamo privilegiare il primo annuncio. Più che alle parrocchie già formate, dobbiamo cioè dare un’attenzione particolare a quelle zone dove non siamo ancora arrivati o che abbiamo visitato poco, dove c’è ancora molto da fare. Ringraziando Dio, abbiamo vari gruppi che si mostrano aperti al cristianesimo e chiedono con insistenza la nostra presenza, non solo per contribuire all'educazione o nella ricostruzione del Paese, ma anche per l’annuncio del vangelo.
I saveriani si dedicano al primo annuncio?
Sì, in tutte le nostre zone dove siamo presenti, i saveriani si stanno impegnando in questa direzione: il primo annuncio a quelli che non hanno ancora ricevuto il messaggio di Cristo, con tutte quelle opere necessarie per far questo. Abbiamo percepito che è il momento giusto per intervenire e portare alle popolazioni il messaggio evangelico che le aiuta in questa fase importante della loro storia.
Cosa sta avvenendo?
La distruzione di strutture, scuole e case, i danni sociali ed economici sono stati enormi. Dopo il disastro degli anni della guerra, ora si vede che la vita nei villaggi sta piano piano ritornando alla normalità; tutti cercano un modo per ripartire. La gente vuole tornare a vivere. Stanno ricostruendo le loro vite, recuperando i loro valori, rimettendo in piedi la loro situazione sociale ed economica a livello locale e di villaggio, di famiglia e personale.
I missionari si sentono ora più incoraggiati?
Sì, vediamo che ora si può lavorare. Il “Movimento Verità e Riconciliazione”,guidato dagli organismi internazionali, è attivo; i processi contro coloro che hanno causato i peggiori disastri, stanno andando avanti. In generale abbiamo notato che nella gente c'è più fiducia e voglia di lavorare per ricostruire la nuova società della Sierra Leone. Staremo a vedere come andrà.
Noi daremo tutto il nostro contributo e appoggio. Stiamo cercando di scoprire gli atteggiamenti, i tipi di proposte e di azioni che dobbiamo fare ai cristiani e alla gente per favorire il rinnovamento.
Vogliamo evitare che il vuoto del dopo guerra li lasci in una situazione di miseria.
Quali sono gli impegni più importanti?
Abbiamo cercato di vedere cos’è più importante, in questo momento, per il futuro della missione. È difficile dire esattamente quello che serve. Ma siamo convinti che la cosa più importante è diventare, con la nostra vita e la nostra presenza, uno stimolo e un incoraggiamento per questa gente a non cedere, ad andare avanti e a recuperare quei valori che hanno perso con le atrocità della guerra. Per questo ci siamo impegnati nell’educazione, nella catechesi e anche nella sanità.
Ovviamente, ci sono comunità che devono ancora maturare, zone in cui la nostra presenza deve ancora trovare una sua fisionomia; ma mi sembra che ci stiamo movendo bene verso una presenza efficace e qualificata in mezzo alla gente.








