Sierra Leone 2002: Le cose vanno meglio
Padre Mario Guerra era stato con noi a Cagliari durante la Quaresima dell'anno scorso. Anche quest'anno è ritornato a Cagliari nella stessa occasione. Nei mesi corsi ha continuato a lavorare per raccogliere cose utili da spedire in Sierra Leone, campo del suo apostolato e della sua prigionia.
Non solo, ma per tre mesi, agosto, settembre e ottobre, è andato di persona in Sierra Leone a dare una mano ai Saveriani che sono là, e vedere che cosa è più utile per la popolazione.
Presto i superiori gli permetteranno di ritornare in Sierra Leone per starci. Ritornato a Cagliari gli abbiamo fatto tante domande. Le sue risposte ci hanno fatto sperare in un futuro migliore per quella nazione afflitta per danni dalla guerra civile.
Quando nell'agosto scorso p. Mario scese dall'aereo a Lungi, l'aeroporto della capitale, notò subito un clima di una certa normalità, ordine, senso di sicurezza. Molti viaggiatori sierraleonesi, segno di una rinnovata fiducia nella vita della nazione. In città poi si notava grande vitalità, voglia di vivere. Nella vita economica la presenza dei libanesi, che prima avevano in mano tutta l' economia del Paese, ora è molto meno rilevante.
Il mercato spicciolo tipico africano è molto vivace. Il piccolo commercio è lo sbocco più comune per chi non ha né impiego né terra. Girando per le strade di Freetown, sono ancora molti i segni delle distruzioni: mura diroccate, case bruciate. Nello stesso tempo non mancano segni di iniziata ricostruzione.
Padre Mario dice che i missionari si trovano ad agire in un mare burrascoso. La massa dei poveri è impressionante, la ressa che essi fanno dovunque c'è la possibilità di avere assistenza qualche volta fa paura. La fame, la malattia, la voglia di frequentare la scuola rendono i bisognosi insistenti oltre misura. Non è facile far fronte a tante urgenze . Ci sono alcuni Centri di assistenza anche per i mutilati, ma molti di essi sono per le strade a chiedere l'elemosina.
Anche i ribelli, oggi non più tali, sono presenti, e p. Mario ne ha riconosciuti alcuni del gruppo che lo avevano tenuto prigioniero per oltre due mesi. Quelli di essi che non sono stati integrati nell'esercito nazionale, cercano di organizzarsi in gruppi per , aiutarsi in vari lavori. Altri meno fortunati, e forse più danneggiati dalle droghe e dalla violenza vagano pieni di paura e di miseria.
Un altro segno di vita nuova è la voglia di andare a scuola: il Governo fa il possibile perché tutti i ragazzi possano frequentare, ma non ci si può illudere, molti non ne hanno la minima possibilità.
Nella sua visita a Makeni, la sede della diocesi di mons. Biguzzi, è andato a visitare anche la Casa dei Saveriani, usata a lungo come quartier generale dai ribelli. I tetti in gran parte sono spariti. Quello che fa tenerezza è il grande crocifisso della cappella.
Esso non è più trafitto solo al costato, gli manca un braccio, e il corpo ha vari fori di proiettile. Cristo è sempre pronto ad essere solidale con i poveri e i martiri. La Chiesa, che con il suo clero locale e con i missionari, è rimasta sempre ben presente in mezzo al popolo che soffriva, continua la sua azione pacificatrice.
Il vescovo di Makeni, mons. Biguzzi è stato forse il principale fautore della decisiva azione pacificatrice dei capi religiosi. E colui che ha continuato a far la spola tra le varie parti responsabili della guerra.
Molte iniziative assistenziali e di formazione nascono nel campo ecclesiale. Il recupero dei bambini soldato, l'assistenza a famiglie che accettano di adottare uno o più bambini, la formazione specialistica dei sordomuti, sono alcuni dei progetti nati in seno alla Chiesa.
L'assistenza spicciola per le urgenze quotidiane è come sempre praticata in tutte le "cellule" della Chiesa. Le strade principali della nazione sono ormai sicure e praticabili. Man mano che si va all'interno, però, le cose non sono ugualmente sicure.
Possiamo ringraziare Dio e avere molta fiducia nel futuro, pur sapendo che la generazione presente è stata toccata troppo profondamente dalla rivoluzione e le sue ferite sanguineranno ancora a lungo.








