Siamo lieti di presentarvi... Padre Nando, il volto più noto
Padre Nando Mencarelli, 73 anni, è di Arcevia (AN). Per dieci anni è stato missionario in Indonesia. Poi, richiamato in Italia, ha dato tutto se stesso per l’animazione missionaria, lavorando soprattutto nelle Marche. Ne conosce tutti i segreti - si fa per dire! - meglio delle sue tasche...
Tanta gente e tanti preti lo conoscono e apprezzano per il suo cuore grande, ma anche per la sua schiettezza nel presentare le esigenze della giustizia e della pace nei popoli più poveri del mondo. È uno dei saveriani marchigiani più noto.
Padre Nando, ma qui ti conoscono proprio tutti!
Non è merito mio, ma della formazione ricevuta nell’istituto saveriano. Mi hanno sempre detto che il primo ad ambientarmi dovevo essere io. Ho cercato di essere semplice e spontaneo. Così si è instaurata tanta amicizia, a partire dai sacerdoti: ci conosciamo bene e parliamo dei problemi della missione e della pastorale. Ho conosciuto e frequentato anche numerosi gruppi e associazioni, per incontrare e dialogare con il maggior numero possibile di persone. Ho sempre cercato di essere sincero e incisivo con tutti, per poter comunicare alle persone qualcosa di veramente importante: l’interesse per la missione.
Cosa ricordi meglio della tua gioventù?
Il mio parroco. Mi ha fatto comprendere la missione. Anche lui voleva diventare missionario. Mi è sempre piaciuto fare un po’ di tutto: cantare, suonare, dipingere... Mi ha insegnato padre Lucino Piacere, che è stato mio professore. Da giovane ho avuto anche tante difficoltà, specialmente per lo studio. Ma il pensiero di diventare sacerdote e missionario, mi ha dato tanto coraggio.
Cosa hai ricevuto dall’istituto saveriano?
Ho ricevuto una grande ispirazione dall’entusiasmo e dalla spiritualità del nostro fondatore, il beato Conforti. Ai tempi in cui studiavo, gran parte dei miei formatori lo avevano conosciuto molto bene. Ho ricevuto tanto anche da molti saveriani, per la loro apertura al mondo e alle persone. Il Conforti ci insegna a guardare a Cristo, con costanza e in ogni occasione della nostra vita. Questo è stato, forse, il segreto che mi ha permesso di lavorare nell’animazione, sempre con tanto entusiasmo.
Cosa ti manca di più dell’Indonesia?
Mi manca tutto! Dalle persone ai paesaggi meravigliosi. Ero partito con molto entusiasmo, anche perché mi aveva richiesto mons. Bergamin, il vescovo saveriano che lavorava in Indonesia. Con lui avevo instaurato una bella amicizia. Per me l’Indonesia era proprio il mondo adatto per conoscere tanta gente e annunciare il vangelo.
Ringrazio il Signore per avermi fatto vivere questa esperienza missionaria. È stata una grande grazia!








