Sento la mancanza della gente
Cari amici, con affetto e stima auguro a tutti che passiate gustare la furbizia e dolcezza di Dio, che ci ama così tanto da farsi piccolo in modo da starci nelle nostre mani e, soprattutto, nel nostro cuore.
I saveriani che vi conoscono - e anche quelli che non vi conoscono personalmente, ma che voi continuamente aiutate con il sostegno generoso e la preghiera costante - vi ringraziano di cuore. E ringraziano Dio per il grande dono della vostra fraternità.
Tra questi missionari mi ci metto anch'io, che ho goduto personalmente del vostro calore umano e cristiano. Noi missionari mai potremo ringraziarvi abbastanza per tutto il bene che avete fatto e continuate a fare a noi e alla gente in mezzo a cui viviamo.
Ma lassù c'è Qualcuno che è molto più gentile e riconoscente di noi e... ci fidiamo di Lui più che delle nostre parole.
Un grosso sacrificio
Devo darvi una brutta notizia, che mi riguarda personalmente; ma non interpretatemi male! Dal mese di marzo dello scorso anno, "non faccio più il prete", ma l'economo. Cioè, non mi occupo di una missione o di una parrocchia, ma "perdo" il mio tempo tenendo la contabilità delle comunità saveriane che vivono in Amazzonia. È un servizio che mi hanno chiesto di fare, e lo faccio. Ma non penso di andare "in pensione" come economo.
Sinceramente, sento molto la mancanza delle attività, delle celebrazioni, degli incontri con la gente. A me piace stare e camminare in mezzo alle gente, visitare le comunità cristiane sparse lungo i fiumi e le strade. Ogni tanto arriva dall'Italia una lettera, una telefonata, un'offerta, un pacchetto... Allora, quel giorno è diverso: mi sento meglio e acquisto un altro colore, un altro umore. Quando tornerò in Italia ve lo spiegherò meglio.
Un gran bel regalo
Poco tempo fa, il superiore p. Pino Leoni mi ha fatto un bellissimo regalo. Mi ha dato la possibilità di visitare 18 comunità che vivono lungo il fiume Guajarà, nella parrocchia di Porto de Moz, dove avevo lavorato per undici anni, fino al 1993. Per venti giorni ho lasciato il mio consueto lavoro di economo e mi sono tuffato tra la gente.
È stato per me un lungo "bagno tonificante": tante ore in barca a remi sotto il sole cocente, dormire sull'amaca nelle notti stellate, mangiare riso con pesce e farina di manioca, tanti abbracci con vecchi amici, con qualche ruga in più. Quanti ricordi lieti e tristi; quante notizie di vittorie e di sconfitte; quanti ricordi di battesimi celebrati, di matrimoni benedetti, di persone care scomparse...
Questa vacanza tra la gente mi ha fatto bene. Mi ha restituito l'entusiasmo. Ora sono tornato a fare i conti, a scrivere lettere e a rispondere.
Anche questo è un servizio che qualcuno deve fare. Ma la vita missionaria è un'altra cosa.








