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Come avevo promesso, ho pensato cosa fare per una mia presenza a Selargius in occasione del 50° di Messa (19 ottobre 1969). È un bel traguardo, ma non avevo messo in conto celebrazioni e feste, come del resto non ho fatto per l’ordinazione e per il 25°. Ho fatto le mie vacanze triennali l'anno scorso ma, davanti alle insistenze per cui sarei dovuto venire anche per il 50°, avevo detto che avrei fatto il possibile. Però, oltre al 50°, mi sarebbe piaciuto regolarizzare qualche sacramento di sorelle o nipoti.

Non avendo avuto nessuna di queste segnalazioni, non mi sono affatto interessato di documenti e disimpegni, in modo da poter venire. Ora è un po' tardi. Faccio qualche verifica, ma ho paura che la semplicità sia la sola festa spirituale e ancora una volta la caratteristica di questi miei momenti missionari-presbiterali.
Negli anni ho sofferto difficoltà, rifiuti, ostacoli, viaggi, lontananza da affetti familiari, stanchezze, sistemazioni precarie. Ho pure affrontato tante delusioni e mancanza di mezzi per venire incontro a tutte le necessità… Sono gli aspetti vissuti in 48 anni di presenza nel territorio missionario. Anche a sforzarmi tanto, non trovo punti di rimpianto, ma solo sentimenti di gratitudine per aver potuto passare questi anni sul fronte missionario “per la salvezza nel vangelo di tante persone”. Soprattutto ho sentimenti di gioia e di vita proprio come che si stia avverando: "Se moriamo con Lui, anche noi vivremo con Lui” (2, 11a).

Queste sono le mie impressioni nei giorni di 50° del sacerdozio missionario. Con l’aiuto dei fratelli della comunità parrocchiale e degli amici della missione, desidero “tornare indietro e inchinarmi davanti a Gesù così come uno di loro, quando vide che era guarito, tornò, glorificando Dio ad alta voce, poi si inchinò ai piedi di Gesù e lo ringraziò" (Lc 17, 15). Desidero sentire: "Alzati e vai, la tua fede ti ha salvato" (Lc 17,19).
Nel lavoro di missione che ho potuto svolgere, molte volte ho sperimentato persone che, come Naaman ad Eliseo, dichiaravano: “Il tuo servitore non offrirà più un sacrificio ad altri dei, tranne al Dio unico” (2Re 5, 17). Per questo, con il profeta Eliseo voglio riaffermare: in cambio dei miei servizi o della gioia che essi sperimentano "non riceverò nulla" (2Re 5, 16) per me, tranne che, assieme a Naaman e ai fratelli nella fede e ai chiamati alla missione, offrire “un sacrificio… a Dio” (2Re 5, 17), “glorificare Dio ad alta voce e, inchinati ai piedi di Gesù, rendere grazie a Lui” (Lc 17, 15).



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