Se comanda il dio denaro
P. Gianni Abeni, saveriano bresciano, a 73 anni è tornato in Camerun per continuare il suo impegno missionario. Prima di partire, l’abbiamo intervistato.
Dove andrai?
Quest’anno ho aiutato la comunità saveriana di formazione e filosofia, a Bafoussam, dove ho fatto il “vecchio saggio”. Da settembre sono in teologia, a Yaounde, proprio mentre compio 40 anni di missione in Africa.
Cosa fai precisamente?
Seguo i giovani studenti che sentono il desiderio di diventare missionari. Cerco di capire se davvero è la loro strada, se lo spirito che li accompagna sia veramente saveriano.
Quest’anno ho tenuto alcuni incontri sulla vita saveriana e ho parlato ai giovani di alcune figure importanti della congregazione che ho conosciuto (p. De Cillia, p. Sartorio, p. Marini). Volevo mostrare come i missionari hanno vissuto il proprio impegno in Africa, quell’impegno che sarà richiesto anche a loro altrove.
Quanti sono gli studenti?
Pronti a passare in filosofia ce ne sono otto, di cui tre ciadiani. Con loro condivido la mia esperienza, in modo che possano vedere il volto concreto del saveriano, con pregi e difetti.
Com’è la situazione in Camerun?
Sembra tutto tranquillo, ma le braci bruciano sotto la cenere. C’è un presidente in carica da oltre 30 anni con tutto ciò che comporta. E c’è sempre tensione, anche a causa della presenza di Boko haram nel nord del Paese e nei vicini Niger e Ciad. La gente fugge e non vive libera perché costretta a un domicilio coatto. Anche i saveriani che vivono a Yagoua sono limitati nei movimenti.
E papa Francesco?
A me come saveriano entusiasma, ma i suoi messaggi capovolgono l’idea gerarchica di chiesa che c’è in Camerun. Il capo è il capo e i vescovi vorrebbero così anche il papa, perché è l’immagine culturale che loro hanno. Noi cerchiamo di far capire la novità del messaggio, ma l’idea del presbitero servitore che lava i piedi non scalda i cuori, nemmeno tra i catechisti o i responsabili di comunità.
È missione di “primo annuncio”?
In Ciad sì, ma anche in Camerun, basti pensare a Nefa, che è un ambiente pagano. A livello ufficiale, prevalgono i simpatizzanti cristiani (i musulmani in quest’area sono poco presenti), ma la società è ancorata al tribalismo, alla tradizione, ai riti ancestrali. Questo modo di vivere si mescola con lo spiritismo, i movimenti satanici e massonici che fanno del potere economico l’ideale di vita.
Università, dirigenti e istituzioni sono permeate di questa mentalità. Il rischio è che anche le sfere religiose possano essere irretite e ingolosite. Su questo aspetto la chiesa deve lavorare molto. I movimenti trovano terreno fertile, perché sfruttano la paura della gente e la paura è un nemico da combattere.
Un bilancio di questi 40 anni…
Rifarei quello che ho fatto. È una vita piena, mi piace dal punto di vista religioso e umano.








