Scuola di missione: Pagati per sorridere
In questa terza lezione voglio parlare ancora di gioia, nel suo aspetto comunitario.
Un’insegnante “di sostegno”, in questa scuola di missione, è la pubblicità. Proviamo ad immaginare le nostre città e la nostra vita senza la pubblicità. Niente insegne luminose sui palazzi, niente pagine a colori su giornali e riviste, niente musiche nelle orecchie e nel cuore; nei supermarket e centri commerciali solo cose su cose, senza parole né volti invitanti; film senza lo stacco, borse e magliette non firmate…: che pena, che grigiore, che monotonia! Eppure, sono solo attori pagati per sorridere.
Senza attori pagati per sorridere, il comunismo perderebbe molto. La pubblicità accende il desiderio, mette in moto la macchina della vita (o della morte?) sociale… Qualcuno desidera oggetti; le fabbriche li producono; i commercianti li smerciano; la nettezza urbana li raccoglie e li brucia… e in mezzo a tutto questo gira il denaro, e con esso i sogni e la disperazione di molti. Se la civiltà dei consumi è una religione, la pubblicità ne è la missione. E non è un modo di dire.
Un antico testo cristiano, la Didachè, porta un comando strano e importante: “ricercherai ogni giorno la compagnia dei santi”.
Come cristiani dobbiamo ricordarci spesso che siamo parte della chiesa; facciamo parte della chiesa dei santi. Di santi poi ce ne sono di tanti tipi: quelli sui calendari, nelle chiese, sugli altari, che hanno raggiunto la meta… e anche quelli in viaggio, sulla strada insieme con noi, che ci fanno compagnia. Impariamo a riconoscere i momenti di santità. Accogliamo quelli degli altri; e offriamone anche di nostri… è una gioia indescrivibile. Provare per credere!
Compito del mese: analizziamo qualche spot pubblicitario, per imparare come si fa a diventare bravi annunciatori di Cristo. Prendiamo due aspetti:
- il linguaggio: nella pubblicità si usa un linguaggio pieno di simboli. Non sono simboli qualsiasi; si usa un linguaggio, per così dire, teologico: “provare per credere!”. Perché si fa così? Semplice: per invogliare a comprare bisogna far vedere che un certo oggetto offre un’esperienza del paradiso. Comprare è un atto di fede! I soldi sono vita; li spendi perché speri di avere ancora più vita, una vita piena di…
- la logica dell’invito pubblicitario: perché uno spot ti attira a comprare? Su quali bisogni fa leva? Sono tanti. Ma alla fine ce n’è uno che è definitivo; più o meno dice: “Vieni, unisciti a noi in questa bella esperienza: solo insieme a noi sarai felice”. La pubblicità fa leva sul bisogno che tutti abbiamo di sentirci parte di una comunità, per superare l’angoscia della solitudine. La gioia ha bisogno di essere condivisa, altrimenti scompare…
Questo punto è essenziale. È qui che la nostra “maestra di sostegno” ci fa lezione.
Tu di quale gruppo sei? Sei contento di farne parte? Il prezzo ti sembra troppo alto?








