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Saveriano, missionario etnologo: P. Marco Bertoni e i “musey", Ciad

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Originario di Rizzolo di Reana del Roiale, p. Marco Bertoni è entrato da ragazzo nella scuola saveriana di Udine. Dopo gli anni di teologia a Parma, è stato ordinato sacerdote nel 1985. La sua prima destinazione è stata Salerno, cui si alternavano i soggiorni di tirocinio pedagogico nella scuola apostolica di Macomer (NU). Poi, la partenza per il Ciad, dove la storia missionaria di p. Marco ha preso una svolta...

La popolazione musey abita un'area grande poco meno della Val d'Aosta, nella parte più meridionale del Ciad. Gli abitanti di questa zona, un insieme di etnie dai nomi singolari, sono raggruppati in cantoni, creati negli anni cinquanta con la funzione di regolare l'organizzazione sociale e lavorativa delle famiglie. Oggi i cantoni dei musey residenti in Ciad sono nove e contano circa 300mila abitanti; a questi si aggiungono i musey stanziati in Camerun e una colonia minore presente in Nigeria.

Conoscere la loro lingua

È in questo angolo del continente africano che da vent'anni svolge il suo ministero p. Marco Bertoni. La sua attività missionaria di trasmissione del messaggio cristiano si è intrecciata con l'interesse verso la popolazione locale.

Il primo gesto di condivisione è stato apprendere la lingua musey. La conoscenza della lingua ha permesso a p. Marco di raccogliere dalla voce di uomini autorevoli della comunità musey, divenuti amici, i racconti che racchiudono la loro storia, la loro visione del mondo, le consuetudini sociali, i valori etici e religiosi: insomma le caratteristiche di una cultura sopravvissuta alla dominazione coloniale, ma esposta ai cambiamenti provocati dalle trasformazioni economiche recenti.

Cotone, pelli e cavalli

L'economia locale si basa su un'agricoltura di sussistenza e sulla monocultura del cotone. Introdotta con la forza delle armi dai coloni francesi, oggi è regolata dalla raccolta collettiva attuata dalla società "CotonTchad", che detiene il monopolio del prodotto e stabilisce prezzi e condizioni. Il clima, caratterizzato dal succedersi di stagione secca e stagione piovosa, favorisce la coltivazione di riso, miglio, sorgo e cotone.

Nei mesi aridi, gli uomini musey si dedicano alla caccia; ma sono molto attivi anche nelle attività artigianali, come la fabbricazione di corde, reti e attrezzi vari, la concia delle pelli e la costruzione di capanne. Alle donne spettano i lavori casalinghi: raccolta della legna, macina del sorgo per ottenere la farina da polenta, lavorare l'argilla, produrre il sale vegetale per il condimento, conservare il focolare domestico.

I musey sono anche esperti allevatori di cavalli, che un tempo rappresentavano il valore più importante del patrimonio familiare ed erano considerati beni di scambio nei matrimoni. In occasione della caccia, i cavalli erano usati come mezzo di locomozione. Oggi questa funzione è stata assunta dalla bicicletta e, in qualche caso, dalla motocicletta...

Credenze, miti e riti

Le pratiche rituali dei musey si svolgono in luoghi adatti, immersi nella natura, mediante l'uso di vasi di terracotta e altri contenitori. Un oggetto particolare è il tamburo, timma. Sulla sacralità e sulla concezione dell'esistenza, la cultura tradizionale musey ha elaborato un ricco sistema di miti.

Le credenze religiose sono di tipo "animistico", basate sulla convinzione che la realtà sia dotata di una doppia dimensione: quella concreta e quella onirica. Nel sogno, le anime e le stesse divinità avrebbero modo di manifestarsi agli uomini. Due sono le potenze divine fondamentali: la divinità celeste Zona, e la divinità tererstre Mbassa, la madre generatrice; ma si contano anche altre entità individuali. La nascita, il matrimonio, i funerali sono altrettanti ambiti in cui si manifesta la mentalità musey, caratterizzata da una forte coesione sociale e da rispetto per le gerarchie familiari.



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