San Guido e il Crocifisso
Il ragazzo Guido era solito entrare nella chiesa della Pace, vicino alla scuola, per salutare Gesù. Era colpito dal grande Crocefisso che troneggiava sull'altare. Lo guardava e pareva che lui lo guardasse, e si sentiva profondamente emozionato da quello sguardo divino, che non lo lasciò più. "Mi guardava e mi diceva tante cose!", ha confidato più tardi a un amico sacerdote.
Quando mons. Guido Conforti, fondatore dei saveriani e vescovo di Parma, ripercorse i porticati di Borgo delle Colonne, il Crocefisso era scomparso. Lo fece cercare e restaurare, e lo pose sull'altare del duomo. Ora quel Crocefisso è venerato nella chiesa dei saveriani a Parma.
Che cosa c'era stato di straordinario in quell'incontro di Guido con il Crocefisso? Ha parlato veramente al piccolo Guido? È stata una visione, una chiamata? Non sappiamo esattamente, ma san Guido stesso ha confessato che "a quel Crocefisso io devo la mia vocazione". L'aspetto straordinario è che un bambino abbia avuto il dono di contemplare il Crocefisso, tanto da influenzargli tutta la vita.
Dopo il restauro, la sorella Merope trovò due volte il fratello vescovo assorto davanti a quel Crocefisso, collocato provvisoriamente in un corridoio dell'episcopio. "La prima volta, per quanto gli passassi vicino, non diede segno di accorgersi di me; ma la seconda volta, quando lo vidi così estatico, ne ebbi quasi timore e non osai avvicinarmi".
Il dono di contemplazione si era dunque prolungato per tutta la vita.








