In compagnia della Madonna, Con voi, dopo 42 anni in Congo
Cari amici, mi presento: sono padre Sisto Da Rold. Studiavo nel seminario diocesano di Belluno, e leggendo alcune riviste missionarie, il Signore mi ha messo nel cuore il desiderio di diventare missionario. Quando tornai a casa per le vacanze, scrissi all'indirizzo della rivista, a Parma, dove si stampava "Fede e Civiltà" - l'attuale "Missione Oggi" -, esprimendo il mio desiderio. Da Parma, mandarono la mia richiesta a Zelarino. E proprio qui ora sono tornato, dopo 42 anni di missione in Congo. Ma leggete con attenzione...
I tentativi dell'arciprete
I missionari saveriani di Zelarino mi scrissero che sarebbero venuti a trovarmi a casa. Io non sapevo niente di loro: cosa facevano, come erano vestiti e tutto il resto. Ma dovetti subito andare dal mio parroco a raccontargli del desiderio di diventare missionario, e la stessa cosa dovetti farla in famiglia.
L'arciprete cercò in tutti i modi di convincermi: voleva che continuassi gli studi in seminario. Con la sua vecchia Topolino, mi portò al santuario della Madonna di Alleghe, con tanti sassi lungo il tragitto, e poi a Castelmonte (UD), con tanti rosari e la santa Messa, perché la Madonna mi illuminasse. Una giornata intera di preghiere...
Tornato, sulla porta della canonica l'arciprete mi chiese: "Allora, cosa hai deciso?". Io, ingenuo, risposi secco: "Sono più deciso di prima". Sentii la porta sbattere, e quando l'arciprete incontrò mia madre, disse: "Po! Mi che perde temp e schei, perché la Madona lo ilumini... è tutto inutile!". E così accettò.
"Lasciatemi andare...!"
In casa avevo creato scompiglio. Papà lavorava lontano. Ricevuta la lettera di mamma, tornò subito a casa. La sorella maggiore che voleva farsi suora, mi disse: "E chi penserà a papà e mamma quando saranno anziani? Se sei prete va bene; ma se vai missionario io non posso diventare suora". Nella mia giovinezza e ingenuità ripetevo: "O mi lasciate andare missionario o sto a casa; in seminario non torno più".
Pian piano le cose si sistemarono. Ero stato accettato dai saveriani e stavo per entrare in noviziato.
Gli studenti di Zelarino avevano già fatto la "vestizione", cioè, ricevuto la veste da prete, come si faceva una volta. Per me fu proprio il mio arciprete a benedire la veste all'altare della Madonna della chiesa del mio paese - Limana - e ad aiutarmi a indossarla la prima volta. Era l'8 settembre del 1954, festa della natività della Madonna.
Accompagnato da Maria
Il 12 settembre dell'anno successivo, festa del nome di Maria, ho fatto la professione religiosa saveriana. Sono stato ordinato sacerdote per le mani del cardinal Rugambua, vescovo di Dar el Salam in Tanzania, il 13 ottobre 1963 (50 anni fa). Il giorno dopo ho celebrato la mia prima santa Messa a Bologna, nel santuario della Madonna di san Luca, assistito dai miei genitori che poi sono ripartiti per casa.
Dunque, la Vergine Maria mi ha sempre accompagnato nella mia vocazione missionaria e poi nei miei 42 anni di missione nella repubblica democratica del Congo, nelle difficoltà e nei pericoli della guerra, dell'eruzione del vulcano a Goma, nei momenti critici della salute.
Il mio cuore è sempre là
Oggi, dopo un'operazione a due valvole del cuore, non posso più tornare in Congo, ma il mio cuore rimarrà sempre là. Sono certo che la Madonna continuerà ad accompagnarmi e ad accompagnare tutti i missionari, per continuare il lavoro che lei stessa ha cominciato: donare al mondo Gesù Cristo, perché tutti ottengano la salvezza ed entrino nel regno di Dio Padre.








