Anno nuovo, vita nuova
Tutta la baraonda (parlo di quella mediatica) è iniziata con il Covid-19 e su questa si è innestato il Cop26 (Glasgow Climate Change Conference). Entrambi avvenimenti di impatto mondiale come mai, forse, è successo prima nella storia.
Provvidenza. Ne siamo stati scossi nel profondo, siamo stati sommersi da dolore e sofferenza: si sono mescolati tanto bene, nuova consapevolezza, buoni propositi, desiderio di cambiamento insieme con frettolose dimenticanze, apatia, rabbia, memoria corta. Una tempesta perfetta. Ne aveva trovata una anche il Renzo Tramaglino dei "Promessi sposi" ed aveva imparato che Dio sa scrivere dritto anche su righe storte, per cui aveva maturato una certezza: "Là c'è la Provvidenza!”.
Gratitudine. Dopo di che ci vuole una capriola. Come quella che ha fatto il lebbroso, tornato indietro a ringraziare Gesù, dopo averne sperimentato la Provvidenza. Lo sapeva anche Cicerone quando scriveva: "La gratitudine è non solo la principale virtù, ma anche la madre di tutte le altre". La globalizzazione ci ha mostrato come una pandemia riesca a farci prendere coscienza che siamo tutti in una barca, che non possiamo salvarci da soli. La nostra casa comune è in pericolo eppure sappiamo che la maggior parte dei nostri guai ce li procuriamo da soli.
E che c'entra la gratitudine? Se non arriviamo a pensare che tutto attorno a noi è dono, possiamo riuscire nel fracassare ciò che ci capita per mano, perché lo percepiamo come possesso, come dovuto e non come dono.
Vita Nuova. È necessario che noi stessi ci percepiamo come dono. Con fine umorismo inglese Chesterton scriveva: “I bambini sono grati alla Befana che mette nelle loro calze doni di giocattoli e dolci. Posso io non essere grato a Dio che mi ha messo nelle calze il dono di due meravigliose gambe?”. Se ci aggiungiamo che anche quello che ci circonda (persone e cose) è dono, avremo trovato la formula che ci può cambiare la vita: Provvidenza e gratitudine. Ricordo, quando nel mio periodo di vita in Giappone, con i bambini dell'asilo si faceva ogni anno una specie di allegro falò serale. La gente portava da casa utensili ormai consunti: stecchini, occhiali, scarpe, giocattoli ecc... Il rito consisteva nel disfarsene gettandoli nel fuoco, piuttosto che scaricarli nella spazzatura. Era un modo (giorno del ringraziamento), una volta all'anno, di "ringraziarli" in rappresentanza di tutti gli oggetti che durante l'anno ci rendono un buon servizio.
Continueremo ad essere voraci e spensierati consumatori? Sarà necessario modificare responsabilmente i nostri stili di vita. Anno Nuovo, Vita Nuova! Mesi addietro anche noi abbiamo detto (e dimenticato) che “niente sarà come prima”. Proviamo, più semplicemente, a dire: (tante cose) “non dovranno essere come prima”. Provvidenza e gratitudine (fede e opere).







