La Messa d’oro di p. Bepi De Cillia
Desidero esprimere due parole di augurio con mille grazie a Bepino per questi suoi 50 anni di sacerdozio.
Molti anni fa esisteva a Udine un gruppo di ragazzi che si chiamava “Lega missionaria studenti”. Di quel gruppo divenne amico fidato ed esperto un giovane missionario saveriano che si chiamava Giuseppe (Bepino) De Cillia. Un uomo franco, di poche parole, mani callose, prediche corte, intensa voglia di fare e pochi fronzoli… clericali.
L’elemosina sotto gli ombrelloni
Durante l’estate 1970 p. Bepino era venuto anche a Forni di Sotto, dove avevamo organizzato un campo di lavoro: quattro ore di lavoro al mattino, con le famiglie del paese a raccogliere fieno, spaccare legna, portare mattoni, pulire stanze e cortili; quattro ore di studio al pomeriggio sui documenti del concilio Vaticano secondo. Alla fine del campo avevamo fatto una straordinaria raccolta di carta e stracci. Il ricavato era andato a lui, alla missione di Murago in Burundi. E noi ci eravamo fatti un mito di Bepino e di Murago: volevamo aiutarlo.
Laggiù però era scoppiata la rivoluzione con i vatussi, minoranza fatta di pastori e padroni delle risorse nazionali, contro gli hutu, contadini e stragrande maggioranza del Paese. Bepino ci mandò una lettera drammatica che avevamo diffuso in tutta la diocesi e ci eravamo dati da fare: raccolta di medicinali, questue missionarie lungo le strade di Udine, sotto il sole delle spiagge di Lignano, a chiedere l’elemosina alle persone sotto gli ombrelloni.
Il legame con Murago e Bepino si era fatto ancora più forte.
Il gruppo ''Friuli Terzo mondo''
Abbiamo deciso di mandare da lui alcuni giovani del gruppo, a lavorare due mesi d’estate. Ci siamo fatti le ossa e abbiamo imparato molto dandogli una mano. Bepino con la gente del posto costruiva case per le vedove, chiese e cappelle. E protestava contro il potere, le violenze, le ingiustizie, per difendere i poveri, rischiando di persona.
Bepino era il perito edile, il geometra, l’architetto, l’assistente di cantiere, il procuratore di attrezzi, di materiali e di manodopera locale. E dove costruiva, costruiva... Lo ritrovammo a Rumeza nel 1981: lì costruiva la canonica dei missionari e procurava l’acqua potabile alla gente. Poi altre rivoluzioni e altri mattoni per Bepino. Noi della “Lega missionaria studenti” siamo diventati “Friuli Terzo Mondo”. Poi il gruppo si è disperso nei mille rivoli della vita e delle scelte di ciascuno.
Poche parole e mani callose
Di Bepino sentivamo le notizie, gli spostamenti, i lavori, le ansie, le lotte, le preoccupazioni. E come amici eravamo contenti di poterci ritrovare o incontrare, inevitabilmente chiedendo di lui. Era nel nostro cuore e lo è tuttora con il suo esempio, con la sua testimonianza, ancora senza tante parole, ancora e sempre con fatti concreti e mani callose.
Bepino, sei importante per tutti quelli che ti conoscono, per gli ex giovani di “Friuli Terzo Mondo” che hanno partecipato al tuo 50° di ordinazione sacerdotale il 16 marzo a Plasencis, per chi ha imparato da te e con te ha condiviso.
I nostri auguri in ''lingua'' (Friulana)
Une piçule part di chescj 50 agns di messe e finalmentri forsit in pension, ma vuê o vin capît che no je ore. In pension ancje tu, cu la scuse che tu sês cul mâl di schene pes masse glesiis costruidis, cence padin, pai acuedots e pes cjasutis e i modons e il ciment e l’ubudungu (la malte) che tu âs doprât.
O sin vignûts a saludâti, a vioditi, par impensâsi, par cjatâsi, par meti adun lis nestris esperiencis e dîsinus, insieme, che o vin cirût di fâ ben, miôr che o vin podût. Simpri. Dapardut. Come te. E tu tal plui dificil di nô. Grazie pal to bon esempli, pe tô testimoniance, pes fadiis fatis.







