San Giuseppe, un Santo Silenzioso
Il mese di marzo è dedicato a s. Giuseppe, sposo di Maria e padre-custode di Gesù. La Sacra Scrittura dice che era un uomo giusto e che gli angeli gli apparivano in sogno per rivelargli i misteri dell'incarnazione del Verbo di Dio; oppure lo destavano nel cuore della notte dicendogli di fuggire in Egitto, perché Erode cercava il Bambino per ucciderlo.
Giuseppe ascolta, parte e ritorna, poi passa le sue giornate nella bottega da falegname; ma nemmeno una parola ci viene riportata come uscita dalla sua bocca. Un santo silenzioso! Paolo VI, entrando nella casetta di Nazareth, ebbe a dire: "Oh, silenzio di Nazareth! Insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio" (5 gennaio 1964).
La Chiesa lo ha scelto come suo patrono e molti santi nutrivano per lui una devozione particolare. Santa Teresa di Gesù affermava di non avergli mai chiesto una grazia senza averla subito ottenuta. Forse anche il servo di Dio, p. Pietro Uccelli, poteva dire lo stesso. È un fatto che, quando qualcuno si recava da lui, a Vicenza, per chiedergli una preghiera e ottenere una grazia, egli si rivolgeva a s. Giuseppe e l'otteneva; e se dicevano che era stato p. Uccelli a fare il miracolo, egli modestamente rispondeva: "Avete sbagliato indirizzo: Ite ad Joseph, ringraziate s. Giuseppe". Dove ha attinto questa devozione p. Uccelli?
Sarebbe interessante saperlo. Forse in famiglia da quel buon cristiano che era suo padre? O nel seminario di Reggio dove si è formato al sacerdozio? O forse in Cina, quando nel 1915 incontrò per la prima volta a Shanghai l'industriale Lo Pahong che aveva fondato un ospedale per i poveri dedicato a s. Giuseppe e che poi, con l'aiuto del santo, costellerà l'intera Shanghai di opere benefiche?
A Vicenza, nella scuola apostolica fondata nel 1919, p. Uccelli arrivò il 16 agosto 1921, dopo tredici anni di missione in Cina. Credeva di rimanervi per pochi mesi; invece vi rimase, formatore di missionari, per 33 anni fino alla morte, avvenuta il 29 ottobre 1954. Gli alunni non erano molti, agli inizi, ma le risorse economiche erano scarse ed incerte.
Padre Uccelli pensò di rivolgersi a s. Giuseppe, anzi lo nominò economo della casa. In quei tempi non c'era alcuna immagine decente di s. Giuseppe in cappella o altrove; ma un giorno la domestica della famiglia Bellacqua, abitante in città, disse a p. Uccelli: "Nella soffitta c'è un piccolo s. Giuseppe: lo vuole?".
Padre Uccelli rispose di sì e la cosa fu combinata con i padroni. Era una statuetta di terracotta alta 35 centimetri. San Giuseppe teneva in braccio il Bambino e lo guardava con tenerezza paterna; Gesù gli accarezzava il collo con la manina. Padre Uccelli si portò a casa la statuetta, la pose in una nicchia nella saletta d'attesa, vi mise davanti dei fiori e fece scrivere sul piedistallo: San Giuseppe, pensateci Voi!
Da quel momento il santo Economo celeste non lasciò mancare il necessario ai ragazzi di p. Uccelli; e quando sembrava che non si fosse accorto che c'era bisogno di qualche cosa, p. Uccelli glielo ricordava, mettendo ai suoi piedi una crostina di pane, o due fagioli, o una bottiglietta di olio piccola piccola.
Qualche volta s. Giuseppe faceva finta di non essersi accorto di ciò che gli era stato posto davanti, e si arrivava magari all'ora di pranzo che mancava tutto. La suora andava da p. Uccelli, preoccupata. E il buon padre a dirle: "Un momento. Un momento ... ". Ogni momento sembrava un'ora; ma poi suonava il campanello e un carro entrava a portare quanto occorreva. San Giuseppe non ha deluso mai!
Ora, nel Cielo, il buon p. Uccelli l'ha finalmente incontrato, e si può pensare che se la intendano ancora, se chi invoca p. Uccelli per una grazia - o il s. Giuseppe di p. Uccelli - ha sempre la sorpresa di vedersi ascoltato.
La causa per la canonizzazione di p. Uccelli è stata introdotta a Vicenza dal vescovo mons. Pietro Nonnis il 3 dicembre 1997 e si è chiusa il 19 marzo 2000. Ora i documenti sono a Roma in attesa di essere esaminati dalle apposite Commissioni per la proclamazione dell'eroicità delle virtù del Servo di Dio.








