Rileggendo la Laudato Si’
Il Gruppo missionario di S. Abbondio il 30 maggio ha affidato la Laudato Si’ all’interpretazione di don Bruno Bignami, teologo e presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari”, e Mauro Castagnaro, giornalista di “Missione Oggi”.
L’ecologia integrale
Don Bignami ha subito evidenziato il dialogo presente nell'intera enciclica, con aperture alla chiesa ortodossa (in particolare al patriarca Bartolomeo I), ad Ali Al- Khawwas, maestro spirituale del Sufismo islamico, alle elaborazioni del movimento ecologico mondiale, alla spiritualità dei popoli aborigeni. Si nota la necessità di far convergere la riflessione di ambiti diversi (religione, filosofia, scienza, politica, tecnologia) sulla problematica ambientale, che richiede con urgenza decisioni condivise.
Il relatore si è poi soffermato sulla novità centrale del testo, ossia il passaggio da un’ecologia umana all’ecologia integrale (Cap. IV), che esige una presa in carico della complessità dei problemi. L’interdipendenza tra nord e sud del mondo e la correlazione dei diversi saperi devono costruire insieme un consenso mondiale, perché siamo obbligati - afferma il Papa - “a pensare a un solo mondo, a un progetto comune, a cambiare il modello di sviluppo globale”.
L'invito del Papa è rivolto a tutti gli abitanti del Pianeta. C’è bisogno di un impegno responsabile nell'assunzione di stili di vita improntati alla sobrietà e a una “conversione ecologica”.
La sfida dei poveri
La specificità del contributo latinoamericano è stata evidenziata da Mauro Castagnaro, a partire da commenti positivi e critiche, espressi all'uscita dell'Enciclica, da vaticanisti e teologi. L'impronta latinoamericana, infatti, è stata apprezzata come contributo alla novità del linguaggio e della struttura dell'Enciclica (vedere, giudicare, agire, celebrare). Ma, contemporaneamente, il testo è stato criticato come “troppo argentino”. Mons. Infanti, vescovo del Cile, lo ha definito come un documento composto a partire dal sud e dall'assunzione della “sfida dei poveri”.
La ricchezza della prassi pastorale di vescovi latinoamericani (come mons. Kräutler nello Xingu, Amazzonia brasiliana), della riflessione teologica (di Acosta e Boff), degli orientamenti ecclesiali presenti in documenti come quello di Aparecida, traspare in molte pagine dell'Enciclica e nella particolare sensibilità del pontefice nei confronti delle condizioni di vita dei popoli del sud del mondo in Africa, Asia, America Latina.
Aperti allo stupore e alla meraviglia
È a partire dal grido dei poveri e dal grido della Terra che viene sollecitato un nuovo approccio alla tematica ambientale, molto lontano dalla scelta di “soluzioni meramente tecniche”.
È necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli e delle culture e respingere “la cultura dello scarto”, in un appello alla solidarietà e in un’opzione preferenziale per i più poveri”.
Temi e linguaggio, dunque, appartengono alla riflessione della chiesa latinoamericana, da Medellin ad Aparecida, all’argentina Teologia del popolo, per cui le persone sono capaci di tessere legami di appartenenza, superando le barriere dell'egoismo e dell'anonimato sociale.
Un momento di confronto con i presenti ha chiuso la serata, che ha saputo proporre l'originalità di un'Enciclica in ascolto dell'umanità. Papa Francesco ha inteso davvero rivolgersi a tutti gli uomini e donne di buona volontà, perché sappiano affrontare l'attuale crisi ecologica
“aperti allo stupore e alla meraviglia”.







