Riflessioni su un viaggio in Cina
Passare alcune settimane nella lontana, misteriosa Cina, non è un'avventura da poco: i sedici (più uno) della comitiva sembravano fremere dall'impazienza: nello stesso tempo una certa trepidazione aleggiava nei cuori di ognuno. Finalmente la partenza: Linate, Francoforte, Pekino. Il jumbo della compagnia Cathay Pacific volava oltre i 10 mila metri; fuori dagli oblò la temperatura era scesa sotto i 50 gradi. Sorvolammo Praga, Mosca; costeggiammo il Deserto dei Gobi che fiancheggia le cime dell'Himalaya, per scendere verso sud. Il volo Francoforte - Pekino ha richiesto undici ore filate, senza scalo.
Finalmente l'incontro con la Cina. Una sorpresa: città immense, dove i grattacieli fanno a gara per conquistare un pezzo di cielo, vie a sei corsie, che si rincorrono e gareggiano in sopraelevate che sembrano non finire mai. Palazzi sontuosi, negozi eleganti, ristoranti dalle mille luci. Pekino, con i suoi 12 milioni di abitanti, dove sfrecciano ogni giorno 9 milioni di biciclette. Shanghai, la città più popolata della Cina: 14 milioni, dove le auto private sono proibite; ma sono disponibili 40 mila taxi e una rete cittadina di pullman che serve più di mille linee; anche qui 7 milioni di biciclette. Xi-An, la vecchia capitale, dove l'antico e il moderno convivono con asiatica armonia.
Quando visitammo Pekino e la Muraglia, il calendario segnava la festa del 1 °Maggio.Giornata di sole, migliaia di bandiere rosse garrivano al vento. Impressionante quanta gente vestita a festa aveva invaso le strade, brulicava salendo lo spazioso sentiero largo 6 metri sull'alto della Muraglia. Lo sterminato serpente di macchine e pullman diretto verso la Muraglia Cinese ci ha costretto a scendere per raggiungerla a piedi.
Famiglie giovani, con un bambino: nelle città della Cina è proibito avere più d'un figlio; chi non obbedisce va incontro a severe sanzioni. I templi buddisti straripavano di gente in festa, come ad una fiera di paese. Ed è questa la prima impressione schoccante: non c'è devozione nella gente, desiderio di incontro con Dio. Anche i luoghi più sacri sono diventati centri di curiosità, dove si passa frettolosi e distratti, si scattano foto, ci si ferma ai tavolini di venditori di paccottiglie, per poi riprendere il cammino in cerca di altre novità.
Quarant'anni di lotta alla religiosità, di persecuzione, di ateismo insegnato dallo Stato che accusa la religione di essere l'oppio dei popoli, hanno cancellato, specie nei giovani, ogni senso del sacro. Nei templi, poche persone si fermano a pregare; e chi lo fa, esegue rigidamente riti folkloristici, privi di interiorità: è tutto un agitare di stecchetti di incenso, un fumare di immensi bracieri dove vengono bruciati pacchi di monete di carta (soldi finti), un fiorire di altari sui quali vengono deposte le offerte: canestri di frutta, dolci, candele rosse di ogni grandezza.
Budda panciuti, dall'aspetto dolce e sorridente, sembrano promettere a questi sprovveduti fedeli: benessere, lunga vita e prosperità. Anche qualcuno del nostro gruppo sembra aver ceduto alla tentazione di chiedere agli Dei qualche lume sul futuro: ho visto più di uno agitare verso l'altare gli stecchetti divinatori o ricorrere a misteriosi cassetti dai quali uscivano foglietti per noi illeggibili, ma che venivano poi interpretati dalla guida e punteggiati dai nostri sorrisetti ironici.
Nessuno di noi si è convertito al Buddismo; ma ci sono foto che, inequivocabilmente, documentano come Amelia e Giorgio, in coppia, abbiano spinto per tre volte (come richiedeva il rito) un massiccio "baciok" di legno contro un'immensa campana. Non è stato da meno, nella fede, Natale che, sempre in foto, pare accanirsi contro un largo tamburo appeso alla parete d'un tempio, per chiedere a Budda prosperità e lunga vita.
Quasi per volersi purificare e tornare alla sana dottrina cristiana, il gruppo ha partecipato alle Messe festive: una domenica nella cattedrale di Pekino e, in quella successiva, nell'unica chiesa cattolica di Hang-Chow. Tutti siamo rimasti edificati dal raccoglimento, la devozione e la partecipazione dei fedeli al rito. Figli della persecuzione e della sofferenza, i cristiani della Cina vivono la loro fede con coerenza e profonda convinzione. Le Messe vengono celebrate in cinese. Qualcuno di noi ha imparato ad usare gli stecchetti a tavola; ma nessuno è stato in grado di tradurre una sola parola di quanto abbiamo sentito in chiesa.
Un'altra impressione nitida e profonda è stato lo scoprire come in Cina l'antica, saggia cultura, che risale nelle sue radici a sei mila anni fa, si mescoli e conviva con la tecnica raffinata dell'era moderna. Nello stupendo Museo di Shanghai, ricchissimo di antichi preziosi reperti, abbiamo percorso un'infinità di sale con all'orecchio, ciascuno, una specie di telefonino: bastava comporre un numero per ascoltare la spiegazione, in italiano, del pezzo che stavamo ammirando.
Siamo poi passati a visitare una tipica farmacia cinese, ospitata in una vasta sala dalle pareti e colonne di legno pregiato, dipinte con lacca nera, rossa e oro vivo. Lì ammirammo persone qualificate intente a preparare le medicine pesando e mescolando erbe e foglie, seguendo cognizioni scientifiche tramandate nei millenni. Abbiamo visitato fattorie dove si lavorano vasi e perle coltivate, si tesseva la seta più pregiata del mondo con metodi che risalgono a secoli lontani.
Emblematica Cina, legata al suo raffinato passato; ma anche lanciata verso un futuro dalle potenzialità oggi imprevedibili. Nel campo religioso non si assiste al alcuna novità; ma in quello economico, dopo le aperture volute dal governo fin dai primi anni '90, si assiste ad un progresso che ha del prodigioso. Il Colosso Giallo conquisterà in breve, ne sono certo, un posto di grande rilievo nell'assise internazionale.
Gli ultimi giorni li abbiamo trascorsi a Taipei, la capitale dell'isola di Taiwan, dove il generale Chang-Kai-Shek tracciò la linea del Piave, dopo la disfatta di fronte all'esercito di Mao-Ze-Dung. Taiwan è una nazione indipendente, libera; e qui abbiamo potuto ammirare l'opera dei missionari. Nella sede dei Gesuiti abbiamo scoperto la Chiesa organizzata, potente: radio e televisione, centri di cultura e aggregazione. Il giorno successivo abbiamo vissuto l'incontro con i Missionari Saveriani, presenti a Taipei, pronti per il balzo verso la Cina, quando il Signore ne aprirà le porte. Una piccola comunità, modesta, nascosta, che si prepara nel silenzio a ricevere la volontà di Dio.
La semplicità di strutture e di mezzi, come è nella tradizione missionaria del Saveriani, ci ha molto colpito. I nostri confratelli a Taipei vivono in una casa molto modesta, cucinano e fanno bucato da soli; non possiedono alcun mezzo di locomozione: per spostarsi in città usano i mezzi pubblici. Come abbiamo potuto leggere in queste pagine, la loro attività si svolge tra la popolazione più povera.
È questo il miglior modo, il più evangelico, per prépararsi al grande balzo verso la Cina continentale. Quando il Signore vorrà, il sogno del Beato Conforti riprenderà vita. E nuovamente le parole di Gesù echeggeranno lungo le sponde del fiume Giallo.








