Ricordiamo p. Giuseppe Zanchi
Padre Giuseppe Zanchi, dopo una vita consacrata alla missione, ci ha lasciati a quasi 84 anni di età: con 57 anni di vita sacerdotale e 61 di vita religiosa nella famiglia missionaria fondata dal vescovo di Parma san Guido Conforti.
Don Alessandro Maffioletti, parroco di Ranica, suo paese di origine, nell'omelia alla Messa di suffragio ha definito p. Giuseppe: "personaggio schivo e antiretorico". La superbia non lo ha toccato, la carità l'ha conquistato. Per comprenderne il valore occorrerebbe scavare in profondità, come si fa per la ricerca dei diamanti.
Cose grandi con semplicità
All'età di tredici anni p. Zanchi è entrato nei saveriani e ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 16 marzo 1957 a Piacenza. Poi, ha ricevuto l’incarico di andare in missione per il mondo a predicare il vangelo, a battezzare e a fare nuovi discepoli. Lui ha fatto tutto questo con la semplicità di chi fa cose grandi senza rendersene conto.
I suoi compagni di scuola e di missione, la gente che lo ha conosciuto nelle parrocchie, i parroci che lo hanno avuto nel ministero, sono tutti concordi nel dire che egli si riteneva una persona normale e come tale desiderava essere considerato. Eppure nella sua vita di cose non normali ne aveva fatte parecchie.
Ricominciava sempre da capo
Dopo l'ordinazione sacerdotale, per quattro anni era stato educatore degli aspiranti missionari a Vicenza. Poi, per oltre vent'anni ha lavorato in Brasile: nell'immensa Amazzonia dove non si sa se sia più grande il verde delle foreste o la povertà delle popolazioni che vi abitano. Nella regione amazzonica i cattolici devono far fronte anche all’invasione incontrollata delle sette religiose. Padre Zanchi si è trovato a lavorare in queste situazioni dure e difficili per difendere le comunità insidiate. È stato forte senza essere cattivo, con nessuno.
I superiori del Brasile, quando si trovavano di fronte a problemi di grave emergenza, ricorrevano a lui per rimediare a spaccature, per calmare litigi, per ritessere la tela di relazioni sociali serene e fraterne. Cambiava parrocchia e missione ogni anno, non senza fatica.
Ma la missione è anche questo: disponibilità a ricominciare sempre di nuovo, essere "persone che sanno ripartire".
Preghiera e accoglienza
Richiamato in Italia, p. Giuseppe ha ricoperto vari incarichi. È stato rettore della comunità saveriana di Tavernerio (Como) per tre anni, ma l'impegno più continuo lo ha svolto nella casa di Piacenza dove si è fermato per tredici anni (1992-2005), come animatore missionario e "custode" del Crocifìsso, venerato nella chiesa di Santa Chiara, annessa all'istituto e molto frequentata. Qui egli si è rivelato soprattutto come uomo di preghiera e missionario del confessionale.
Conclusa la presenza dei saveriani a Piacenza, nel 2005 p. Zanchi ha accettato volentieri di venire ad Alzano Lombardo dove, come amava spesso ripetere, gli sembrava di respirare l'aria del suo vicino paese, Ranica, al quale si è sempre sentito profondamente radicato.
Coloro che frequentano la casa di Alzano lo ricordano per la sua semplicità e la cordiale accoglienza che riservava a tutti. Si mostrava in tutta la sua autenticità di uomo, sacerdote e missionario.
Ultimamente, sembrava avvertire i passi del Signore e più lunghe e frequenti si erano fatte le sue soste oranti davanti al Santissimo Sacramento. Ci piace pensarlo ora in un’adorazione perenne davanti al Signore, di cui sulla terra è stato servo buono e fedele.







