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Entrai dai saveriani nell’ottobre del 1946, nella casa saveriana di Massa della Lucania (SA). Vi frequentai le tre classi medie. Poi, insieme a un mio parente, che era segretario comunale a Mira, feci un lungo viaggio in treno fino a Venezia e poi in calesse per raggiungere Zelarino. Lì ho frequentato il Ginnasio.

Fui accolto nella Villa Visinoni da p. Amedeo Pelizzo (vicerettore) e p. Eugenio Morazzoni (rettore). Mi fu assegnato un letto in un camerone al terzo piano. Poi, scendemmo al piano terra, dove, nel salone centrale, era allestito lo studio con un banchetto ciascuno. Mi guardavo intorno non poco frastornato, dato il salto socioculturale che stavo compiendo. Fu dura per me, comprendere il linguaggio e il comportamento dei miei compagni. Tutto sommato, però, superai abbastanza bene l’impatto. Eravamo diversi gli uni dagli altri, ma avevamo lo stesso indirizzo missionario e la stessa formazione religiosa.

Finita la quinta Ginnasio, il 19 agosto 1951, con una solenne cerimonia, svoltasi nel cortile davanti alla Villa su un palco costruito da noi ragazzi, ricevemmo la veste talare. P. Lucino Piacere, dall’altoparlante, accompagnò il nostro ingresso con voce calda e parole che arrivavano al cuore dei numerosi fedeli presenti. Trenta giovani che impegnavano la loro vita per le missioni suscitavano commozione. Il 12 settembre partimmo per Parma e da lì a Capriglio, per iniziare il Noviziato.

Ripartire da noi…

BEPI PISTOLATO

Arrivati nel 1947 e insediatisi nella villa dell’ex avvocato Visinoni, i saveriani sono stati una vera benedizione per noi, abituati a una vita sempre uguale. La ragione del loro arrivo era la formazione dei ragazzi alla vita missionaria. Ricordo che erano molti ed erano chiamati apostolini. Erano tempi di grande travaglio sociale, intriso di lotte, nel tentativo di stabilire nuovi rapporti sociali di giustizia.

In questo contesto, i saveriani, fedeli al loro carisma, dettero vita al loro progetto di formazione alla missione, per portare il vangelo e raggiungere “gli estremi confini della terra” (Mc 16,15). Ma forse già da allora non ci eravamo accorti che l’annuncio del vangelo doveva ricominciare a partire da noi, scossi e travolti dagli eventi bellici.

Il periodo storico raccontato e vissuto sembra avere solo un felice epilogo. In realtà, è diventato il vero punto di partenza che, per sua grazia, si ripete ogni giorno, con la preghiera, la ricerca, la scoperta dello sguardo implorante di Dio, la gratitudine, l’ascolto, la carità e l’amore fraterno. Tutto è dono di Dio.



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