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Con il mese di settembre, la pandemia avrà terminato di estendere, come la piovra, i suoi tentacoli nel mondo e nel nostro paese? Ci sarà un nuovo cammino nella società e nelle nostre comunità cristiane? Ci sarà l’opportunità di futuro?

Di fatto, il virus ha diffuso nuove paure, solitudini, difficoltà di relazioni interpersonali, angoscia per l’avvenire, fragilità per la malattia, la sofferenza e la morte… La società è impegnata nella discussione del gender, dei diversi modi di vedere la famiglia, l’uomo e la donna. Il mondo è diviso ed è incapace di risolvere le tragedie della guerra, della fame, del clima, dell’immigrazione… Le comunità cristiane sono immerse in una società pluralista, vivono in una variopinta offerta d’idee, d’informazioni, di scelte etiche, di prospettive, senza più un centro. La formazione religiosa sembra limitata a quello che si dice di Dio nei mass media, mentre non trova aiuto nel linguaggio “stantio” della Chiesa.

Eppure, le nostre comunità e noi tutti siamo chiamati ad accogliere Gesù profeta di verità, a confrontarsi con questo tempo non più cristiano, non per condannare, ma per cercare in esso la bellezza e la gioia del vangelo. “Chiesa in uscita”, dice papa Francesco, per andare dove Dio è assente. Non restiamo schiacciati da una visione negativa, dall’indifferenza, ma sentiamoci coinvolti dalla passione per l’umano, inseriti nella misericordia divina e del suo intervento di salvezza, pronti ad agire con bontà, amore, spiritualità.

Abbiamo Francesco che ci indica il cammino. Sono provvidenziali per guidarci in questo tempo due documenti di papa Francesco: Laudato sì, sull’ecologia, poiché è il tempo di riconoscere i diritti della natura e la sua connessione con le nostre vite, e “Fratelli tutti”, con il quale, - secondo il grande Imam dell'Islam – “papa Francesco restituisce la propria coscienza all’umanità”.

Questi messaggi sono un’eco del Vangelo. Possono piacere o meno, possono essere accolti o respinti, ma a partire da questi si può vivere, operare, rinnovare e soprattutto sperare. Scrive papa Francesco, parlando della pandemia: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme”.



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