Quelle piaghe di un’umanità ferita
Le Notti Mondiali degli altri non hanno mitigato il dispiacere per la mancata partecipazione della nostra Nazionale, ma almeno possono averci aiutato a conoscere Paesi e storie nascosti, lontani da un ambiente che è costantemente sotto la luce dei riflettori. Le Notti Mondiali degli altri non hanno nemmeno mitigato calura e calore di un’estate da record, almeno in questa sua prima parte. Al momento di andare in stampa, papa Leone XIV non ha ancora pubblicato il Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, ma ci sono titolo e tema: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4). Si sottolinea, ancora una volta, il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente, con l’invito a privilegiare lo sviluppo e la sostenibilità piuttosto che la violenza e la distruzione.
“Non citiamo mai Gaza nelle nostre pagine…”. È il benevolo rimprovero che p. Filippo ha sollevato durante il nostro incontro in redazione. C’è stato qualche riferimento, ma mai un articolo strutturato. Forse, perché non ci sono Saveriani in Terra Santa, forse perché la riteniamo una tragedia già molto presente sui media di ogni giorno, forse perché talvolta preferiamo accendere un faro su quei conflitti di cui si occupano in pochi. Ma la nostra attenzione, la denuncia su qualcosa che è difficilmente descrivibile, restano ferme e inequivocabili. Il cardinal Pizzaballa ha definito quel territorio un disastro dopo la sua ultima visita: “Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Soprattutto i bambini. Gaza è piena di bambini, si vedono ovunque ma, anziché andare a scuola, giocano, sporchi, accanto alle fogne…”. Un crimine restare anche solo indifferenti.
Così come siamo vicini alla popolazione del Venezuela, colpita da un terremoto devastante. Ma è difficile trovare spazio per raccontare tutte le piaghe di questa umanità sempre più ferita da catastrofi che non sono solo naturali, ma decise e volute da chi esprime solo il diritto della forza.
E poi ci sono loro, i giovani impegnati nelle esperienze missionarie estive. Sono i loro racconti a darci speranza, sono quelle testimonianze piene di vita a sostenere il cammino, a confortarci che non è tutto perduto.








