Gli occhi tristi di Moena: Ingiustizia, violenza in Bangladesh
L'anno scorso la festa musulmana del Kurbani e la festa cristiana del Natale sono arrivate a braccetto. Così ho dovuto anticipare e allungare le vacanze per le donne che vengono a ricamare. Abbiamo chiuso un altro anno di questa esperienza di missione, dialogo e condivisione, per la quale ho il privilegio di continuare a offrire me stessa.
Per qualche giorno le donne staranno a casa loro. Nel silenzio della mente, mi passano davanti agli occhi un volto dopo l'altro, una storia dopo l'altra. Mi sono fermata su un volto, l'ultima storia: quella di Moena.
Violenze fisiche e morali
Moena è una bella ragazza musulmana, mamma di due bambine. Nel ricamo è il mio braccio destro, perché mi prepara i disegni per le donne e ne controlla il ricamo. Mi ha confidato, come spesso fanno anche le altre donne, gioie e dolori della sua vita matrimoniale.
Sapevo che il marito, lazzarone e violento, la picchiava. Una volta quell'orco aveva proprio esagerato, superando ogni limite di perversione, che non si può raccontare. Moena temendo di essere uccisa, era riuscita a scappare con la bimba più piccola di quattro anni. Lontano: a Dhaka, a Khulna, cercando rifugio ed elemosinando lavoro. Fratello e sorelle l'avevano rintracciata e l'avevano supplicata di tornare da loro, anche se non sarebbe più stata con il marito.
Moena è buona e coraggiosa. Pur sapendo che tutto il villaggio credeva ormai alle maldicenze del marito, aveva fatto ritorno a casa. Il marito, d'accordo con gli altri uomini e capi del villaggio, con uno stratagemma le avevano subito portato via la bambina. Da allora non ha più potuto rivederla.
C'è sempre una possibilità
Io l'ho subito ripresa al lavoro, ma con mio grande stupore, ho notato che anche le altre donne del cucito la guardavano come si guarda una prostituta. L'ho confortata dicendole di stare tranquilla: "Allah sa tutto, prega molto e fa' silenzio. Il tuo comportamento un giorno ti darà ragione davanti a tutti".
Dopo qualche giorno un rappresentante dei capi del villaggio si è presentato dicendomi che come punizione avrei dovuto espellere Moena dal lavoro. Ho risposto che per me le mie donne sono tutte buone e non avevo nessuna ragione per punirla, togliendole l'unica possibilità che aveva di guadagnare e mangiare qualcosa. Sono stati giorni brutti e anche di paura, anche perché non è facile né prudente andare contro questa gente, capace di vendicarsi.
Diceva madre Teresa: "C'è sempre una possibilità: pregare!". È quello che faccio, specialmente quando non riesco a togliermi dalla mente i grandi occhi tristi di Moena. Pregate anche voi per Moena e per tutte le altre donne, ognuna con la sua triste storia di ingiustizia e di violenza.
Il futuro porti anche a loro un sorriso e tanta speranza.
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Salve, sono il nipote di suor Filomena Sale.
Volevo solamente dire... anzi non ci sono parole per commentare il lavoro di chi da ben 50 anni si trova in un posto dove, per combattere soprattutto contro l'ignoranza e contro religioni diverse, c'è bisogno di tantissima fede. Mia zia ne è testimone ed io a volte mi chiedo dove prende tutte le forze per poter continuare in questa missione. La penso sempre e prego spesso per lei e per la sua gente.
Suo nipote Michele.
L'anno scorso la festa musulmana del Kurbani e la festa cristiana del Natale sono arrivate a braccetto. Così ho dovuto anticipare e allungare le vacanze per le donne che vengono a ricamare. Abbiamo chiuso un altro anno di questa esperienza di missione, dialogo e condivisione, per la quale ho il privilegio di continuare a offrire me stessa.
Per qualche giorno le donne staranno a casa loro. Nel silenzio della mente, mi passano davanti agli occhi un volto dopo l'altro, una storia dopo l'altra. Mi sono fermata su un volto, l'ultima storia: quella di Moena.
Violenze fisiche e morali
Moena è una bella ragazza musulmana, mamma di due bambine. Nel ricamo è il mio braccio destro, perché mi prepara i disegni per le donne e ne controlla il ricamo. Mi ha confidato, come spesso fanno anche le altre donne, gioie e dolori della sua vita matrimoniale.
Sapevo che il marito, lazzarone e violento, la picchiava. Una volta quell'orco aveva proprio esagerato, superando ogni limite di perversione, che non si può raccontare. Moena temendo di essere uccisa, era riuscita a scappare con la bimba più piccola di quattro anni. Lontano: a Dhaka, a Khulna, cercando rifugio ed elemosinando lavoro. Fratello e sorelle l'avevano rintracciata e l'avevano supplicata di tornare da loro, anche se non sarebbe più stata con il marito.
Moena è buona e coraggiosa. Pur sapendo che tutto il villaggio credeva ormai alle maldicenze del marito, aveva fatto ritorno a casa. Il marito, d'accordo con gli altri uomini e capi del villaggio, con uno stratagemma le avevano subito portato via la bambina. Da allora non ha più potuto rivederla.
C'è sempre una possibilità
Io l'ho subito ripresa al lavoro, ma con mio grande stupore, ho notato che anche le altre donne del cucito la guardavano come si guarda una prostituta. L'ho confortata dicendole di stare tranquilla: "Allah sa tutto, prega molto e fa' silenzio. Il tuo comportamento un giorno ti darà ragione davanti a tutti".
Dopo qualche giorno un rappresentante dei capi del villaggio si è presentato dicendomi che come punizione avrei dovuto espellere Moena dal lavoro. Ho risposto che per me le mie donne sono tutte buone e non avevo nessuna ragione per punirla, togliendole l'unica possibilità che aveva di guadagnare e mangiare qualcosa. Sono stati giorni brutti e anche di paura, anche perché non è facile né prudente andare contro questa gente, capace di vendicarsi.
Diceva madre Teresa: "C'è sempre una possibilità: pregare!". È quello che faccio, specialmente quando non riesco a togliermi dalla mente i grandi occhi tristi di Moena. Pregate anche voi per Moena e per tutte le altre donne, ognuna con la sua triste storia di ingiustizia e di violenza. Il futuro porti anche a loro un sorriso e tanta speranza.








