Quel piccolo resto che ci crede
Carissimi membri del Gams di Parma, durante la Quaresima, qui alla periferia di San Paolo, abbiamo proposto un incontro aperto a tutti i nostri parrocchiani, sul tema dell’Iniziativa di Fraternità, un appuntamento fisso in Brasile, che quest’anno era ecumenica e coinvolgeva anche le chiese Luterane, Presbiteriane, Metodista, Anglicana, Ortodossa, Battista.
Con la pandemia ancora presente e con tutte le restrizioni necessarie, siamo riusciti a proporre formazione e spiritualità. Due aspetti, in particolare, mi hanno colpito e mi hanno fatto pensare. Il primo è che erano presenti 70 persone. Mi sono venuti alla mente i testi del Vangelo, in cui Gesù chiamava i tre apostoli, invitava i 12, a volte inviava i 72 discepoli e accoglieva più di 5mila persone affamate per ascoltare la Parola della Vita eterna. È bello constatare che c’è sempre un piccolo numero, un piccolo resto, un gruppo di persone che ci crede, che aderisce e collabora. Si mostrano fedeli agli incontri di spiritualità e hanno sete di conoscere, di sapere, di imparare ad essere missionari e crescere nella gioia e nella coscienza di sentirsi Chiesa universale.
Sono persone che si impegnano ad essere testimoni consapevoli e attivi di una Chiesa viva, che evangelizza e annuncia la Parola di Dio nel mondo e accoglie le parole del Magistero del Papa e dei vescovi. È un seme che produce frutto, una luce che illumina, un segno di speranza che incoraggia. Come mi diceva un amico missionario nelle Filippine: “Chi non fa nulla nella Chiesa molte volte ce la mette tutta solo per criticare; chi fa molto nella Chiesa molte volte ce la mette tutta solo per imparare a donarsi”.
Il secondo aspetto. Mi sono messo vicino alla porta d’ingresso della chiesa (volevo vendere alcuni libri) e vedevo le persone entrare. Salutavo tutti (a distanza e con la mascherina). Ho riconosciuto che la maggior parte delle persone già collaborava attivamente nella nostra parrocchia (catechisti, ministri della Parola, dell’Eucaristia e del Battesimo, leader di comunità, coordinatori di movimenti, di pastorali e di consigli comunitari). È la prova che chi ha incarichi, compiti e funzioni nella comunità mostra maggiore disponibilità, collabora e partecipa di più. Forse, riesce anche a scegliere le priorità ecclesiali e rinuncia ad altro.
In ogni caso, è proprio vera l’idea che se vuoi trovare collaboratori validi e fedeli non bisogna perdere tempo con chi non fa nulla nella Chiesa. Piuttosto, si deve cercare tra coloro che hanno già mille cose da fare e le fanno bene. Sono loro le persone abituate a servire. E diranno sì, senza la paura di essere felici con Dio, con la Chiesa, avendo l’energia giusta per aiutare.







