Quel falegname di Nazareth
Un pomeriggio piovoso ero in chiesa e subito mi attira la statua di S. Giuseppe, un santo a me caro, perché dava il nome all’orfanotrofio dove sono cresciuta. Mi accosto con affetto e nostalgia in compagnia di tanti ricordi della mia infanzia. Prevale una domanda insistente: quell’uomo come tanti altri del suo tempo, quel falegname di Nazareth, come ha potuto accettare la maternità di Maria a sua insaputa?
Penso all’angoscia di quest’uomo che visse ore e giorni tormentato tra fede e ragione così distanti tra loro. La ragione con la sua logica e concretezza dei fatti lo lasciava disorientato al punto da non volere accusare Maria. Pensò allora di ripudiarla in segreto (Mt 1,19). Con questa sofferenza in cuore, si abbandonò alla preghiera. Ma ecco: “Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il Bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù” (Mt 1,20-21).
Il Vangelo e la storia raccontano miracoli che la mente non può seguire. Dio conosce strade a noi ignote per raggiungerci. Ma è sempre la fede che mostra le meraviglie di un Dio che ama alla follia. Essa è un dono da alimentare, da chiedere incessantemente, a volte anche a fatica, ma è l’unica porta aperta dove Qualcuno sempre ci aspetta.
Tornando al nostro san Giuseppe - l’uomo giusto - così definito dal Vangelo di Matteo, lo stupore si rinnovò alla pari di quella fede liberatoria che successivamente scandì tutte le ore dei suoi giorni. Dopo le parole dell’angelo nella notte buia, Giuseppe scoprì la sua grande missione di sposo e padre di un Dio-uomo, sia in casa che di fronte agli estranei. Si occupò della fuga in Egitto per salvare Maria e Gesù dalla persecuzione di Erode, lo iscrisse all’anagrafe, lo presentò al tempio, lo crebbe come fanno tutti i padri. Quanta grazia di Dio in questa vita umana di Giuseppe, ma quanta sofferenza e quanta fede furono la risposta alla sua grande vocazione. Un percorso umano che si ripete nella storia di tutti gli uomini.
Tuttavia Giuseppe, non si è fatto scudo nemmeno con la sua verità di uomo integerrimo, perché tutto accettò nel silenzio e nell’umiltà pur di non ferire la sua sposa. Lui, uomo del silenzio col quale dava valore al tempo e ai pensieri che si traducevano in eloquenza di gesti, non trascurava nulla di quanto accadeva nella sua bottega. Se Maria è considerata madre e modello per ogni donna, alla pari Giuseppe ha molto da dire agli uomini come padri di famiglia, sposi e come lavoratori.
Dalla vita di san Giuseppe si può capire il grande valore del tempo, inteso come opportunità per impreziosirlo, riempirlo di significato, renderlo attivo nel bene. La figura di questo grande santo che ispira confidenza e ascolto possa diventare cara a noi tutti perché, come dice S. Teresa d’Avila: “Qualunque grazia si domanda a san Giuseppe verrà certamente concessa. Chi non crede ne faccia la prova”.








