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In certi momenti mi prende una nostalgia della “missione” che non mi lascia in pace. E allora l’unica soluzione è quella di lasciare che l’immaginazione galoppi per un po’ di tempo. Naturalmente si tratta di esperienze vissute poco più di quattro anni fa nella cittadina di Abaetetuba (Amazzonia-Nord Brasile).

Qui, a due gradi sotto l’equatore, il tempo passa in maniera differente. Le giornate sembrano quasi sempre uguali: il giorno comincia presto (alle sei del mattino c’è già una buona luce) e alle 18,30 è ormai arrivato il buio della notte. Ed è sempre così, per dodici mesi.

Ascoltare il pianto, accogliere gli sfoghi

Mi ricordo una volta, quando sono andato a visitare quattro persone in un luogo abbastanza disagiato e pericoloso per gli assalti e il consumo di droga. Si accede alle ultime casette (fatte con quelle che possiamo chiamare anche “tavole”) lungo un ponticello mezzo traballante.

Le abitazioni sono su palafitte e sotto c’è una specie di acquitrino che aumenta o diminuisce a secondo della marea e raccoglie anche lo scolo di vario genere.

È conosciuto come “Buraco quente” (buco infuocato). Mi ha accompagnato Tia Naza, una signora che lavora nella Pastorale del Minore di Abaetetuba. La prima visita è stata nella casa di un uomo con una metastasi da vari mesi. Era sdraiato sull’amaca. L’infermiere non passa per fare la medicazione. Qualcuno l’aiuta facendo come può e quando può.

Più avanti, in un’altra casa, trovo un cieco da 14 anni disteso anche lui nell’amaca, quasi immobile, senza mai cambiare posizione. Sua moglie, appena più in là, coricata in un letto con un femore rotto. I dolori sono atroci e non sa come trovare sollievo. Chi prende cura dei due è una nipote. Anche l’ultimo ammalato è piuttosto grave.

In tutte queste visite ho constatato la mia impotenza: l’unica cosa che ho potuto dare è stata la mia presenza, ascoltare il loro pianto e accogliere gli sfoghi.

A uno di loro ho somministrato anche il sacramento dell’unzione degli infermi.

Medicina e pedali per il bici-tassista

Un altro giorno, poco dopo le tre del pomeriggio, suonano alla porta della nostra casa. Si presenta un uomo sulla trentina d’anni. Mi chiede dei soldi per comprare una medicina per il figlio di 4 anni che è ammalato. La medicina costa 10 reais (circa 33,50 €). Il suo lavoro è quello di “bici-tassista”. Porta in giro, su richiesta, la gente, al prezzo di 3 reais ad ogni corsa.

Vedo che ha una bici tutta rovinata, con i copertoni quasi consumati e con i soli perni dei pedali. Gli ho chiesto quanto costano, “18,70 reais al paio”, mi dice. Gli do i soldi per la medicina e per acquistare un paio di pedali nuovi. Deve lavorare per mantenere la moglie con 4 figli piccoli. Mi ha fatto molta tenerezza e mi è sembrato un uomo serio con una voglia di pedalare in lungo e largo per la città di Abaetetuba. Ma è preoccupato perché ora c’è la concorrenza delle “moto-taxi” e il lavoro gli viene a mancare…

Battesimi, musica e caldo

Una domenica ho celebrato la prima Messa nella chiesa di San João alle 7,30, sostituendo p. Dante (veterano missionario che ha già compiuto 98 anni). Poi, sono corso in casa a cambiarmi la camicia tutta inzuppata di sudore e quindi via in parrocchia per i battesimi. In tutto sono stati 41 bambini che hanno ricevuto una “vita nuova”.

Vi lascio immaginare il bel tutto: caldo, musiche di pianti in varie tonalità… C’era chi allattava, chi correva, chi stava quasi attento, ma questo è il clima normale. E poi avevo la difficoltà di intendere subito alcuni nomi come Jamilly, Rithely, Wesley, Maykon. Ma tutto è finito bene, in due orette, a tal punto che una bimba di 3 anni ha chiesto alla mamma di essere battezzata di nuovo!



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