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Quaresima, tempo di grazia: Alcune domande importanti

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Ogni anno, un po' prima o un po' dopo arriva per noi cristiani il tempo di quaresima. Qual è la nostra reazione a questo "dono" che la chiesa ci regala? Come sentiamo, e soprattutto come accogliamo i vari segni: le ceneri e la via crucis, il digiuno e l'astinenza, la penitenza e la solidarietà? E come viviamo le liturgie quaresimali, e in special modo le liturgie così ricche di significato della settimana santa?

Cogliere l'essenziale

Tutto questo entra nel tran tran della quotidianità e dell'abitudine, o addirittura fa parte di quelle cose che si facevano una volta e che ora trovano difficilmente posto nelle nostre settimane, già zeppe di impegni? C'è ancora il fervore, o è subentrato l'appiattimento di cose ripetute?

Si dice che la nostra società si stia "scristianizzando" o addirittura secolarizzando. Viene descritta da più parti come una società travolta dal vortice del possedere e del consumare, e che non ha tempo per lo spirito. Altri, invece, parlano di un ritorno allo spirituale, ma limitato alla sfera privata.

Davvero è difficile districarsi tra tutte queste realtà, sensazioni, suggestioni... Cosa fare? La quaresima è un tempo propizio; ma per che cosa? Saremo "travolti" da tante parole, gesti, celebrazioni, esortazioni, provocazioni, e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente non ci mancheranno stimoli; ma se non cogliamo l'essenziale, tutto ci passerà sopra come ogni anno, e il lunedì dell'Angelo saremo gli stessi di adesso.

La fede... maiuscola

Anch'io mi chiedo come sarà la quaresima di quest'anno. Spero sia un tempo di grazia, ma soprattutto un incontro con il Signore; altrimenti sarà una nuova occasione che mi lascio sfuggire, perché di occasioni così ne ho perse tante, purtroppo. Però ringrazio il Signore per quelle quaresime vissute in Colombia, che per me sono state davvero un "dono di grazia".

In questi giorni, riguardando le foto scattate durante le settimane sante trascorse a Buenaventura, Cali e Bogotà, ho rivissuto quei momenti particolari, attraverso i quali ho toccato con mano la presenza di Cristo accanto ai poveri e ai sofferenti, a chi solo può sperare in Lui perché abbandonato da tutti, e ha il coraggio di piangere davanti a Cristo crocifisso. Non si può far altro che dire: che fede!

Quando tutto va bene, si ha la pancia piena e tutte le comodità; quando si ha un tetto decente sopra la testa e un lavoro ben retribuito, è più facile aver fede. Ma quando manca tutto questo e si crede lo stesso in Dio, penso che questa sia la fede con la "F" maiuscola, senza togliere niente a nessuno.

Una scelta radicale

Anch'io mi trovo in quella categoria di persone a cui non manca niente. E mi chiedo, come sarebbe la mia fede se fossi uno dei poveri della periferia di Bogotà. Il Signore però non mi chiede in questo momento di lasciare tutto e di andare a vivere in una baracca. Mi chiede di vivere la mia fede anche qui, in Italia, dove sono comodo.

Mi dice che Lui non è contro il benessere; ma mi ricorda anche che Lui è soprattutto dalla parte di chi sta peggio ed è vittima dell'egoismo. Lui si è fatto inchiodare dai potenti per essere solidale con gli oppressi; è stato ucciso per essere solidale con l'uomo che muore. E chi crede in Lui dovrà fare lo stesso percorso di vita, accettandolo come prezzo da pagare per poter rinascere a vita nuova.

Un altro aspetto delle quaresime colombiane è stato vedere dietro la croce, durante la via crucis, persone di ogni età, ma soprattutto di varie razze. Tutti insieme pregano il Signore, ognuno portando i segni della diversità culturale ed etnica, ma vivendo la stessa fede in Cristo.

La quaresima di quest'anno è una nuova occasione per capire questo, e soprattutto per fare la scelta radicale di seguire il Signore fino alla croce. "Fede" vuol dire aver fiducia nel suo progetto di salvezza e fare il nostro programma di vita seguendo le parole di san Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me".

Buona quaresima a tutti!



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