Qualche ricordo Sul primo vescovo di Abaetetuba
Primo vescovo della Prelatura di Abaeté do Tocantins Mi sono incontrato per la prima volta con mons. Gianni Gazza in Amazzonia nel dicembre 1964. Ero arrivato da pochi giorni e lui ritornava dalla sua seconda partecipazione al Concilio Vaticano II. Da Abaetetuba andai a prenderlo a Belém con il nostro aeroplanino, un Piper due posti, leggero come una piuma, coperto di tela. Arrivammo in Abaetetuba la vigilia di Natale.
Quella notte, la messa nella cattedrale fu particolarmente solenne, perché il vescovo si trovava nuovamente tra i suoi fedeli, che gli volevano veramente bene: Parlò della nascita di Gesù; ma fece anche un ritratto molto bello dei vescovi riuniti in Concilio, attorno al Papa. A sera ci si trovava in refettorio per fare una chiacchierata e programmare i nostri impegni. Monsignor Gianni aveva il suo studio a pian terreno. Frequentemente era cercato da qualche povero. Tante volte fratel Germano riusciva a liberare il vescovo, ma spesso era lui che doveva attendere. Naturalmente questo gli portava via molto tempo, perché doveva sempre ascoltare la storiella, spesso inventata, al fine di commuovere il cuore del prelato. E lui, che non sapeva dire di no, sganciava sempre qualcosa.
Monsignor Gianni si preoccupava dei confratelli e li visitava, quando poteva, nonostante la difficoltà delle comunicazioni e delle distanze. In quel tempo le strade esistevano solo nella fantasia; il telefono era cosa da fantascienza; la luce elettrica era ridotta al minimo. Nel marzo del 1965 morì la mamma di p. Angius, che si trovava a Tomé-Açu. Monsignor Gianni decise di andare a comunicargli la notizia personalmente e mi chiese di portarlo in aereo a Tomé-Açu. Io non conoscevo la geografia e non mi sentivo molto sicuro, ma lui mi fece coraggio.
D'altra parte, in quel tempo, l'obbedienza era sacrosanta e, a volte, un po' incosciente. Il tempo non era buono: marzo è tempo di piogge e il cielo era coperto di nuvole. "Non preoccuparti - mi disse - Io conosco la strada: basta seguire il corso dei fiumi e arriviamo dove vogliamo". Così, verso le otto, ci alzammo dalla piccola pista di Abaetetuba, col nostro minuscolo Piper, e prendemmo la direzione di Moju. La visibilità era discreta e, dopo pochi minuti, apparve la cittadina di Moju.
Da lì seguimmo il fiume omonimo, in direzione Belém, accompagnando le varie curve. Quando arrivammo alla confluenza col Rio Acart, cambiammo rotta. Il Rio Acart è tutta una curva. Il tetto delle nuvole stava abbassandosi pericolosamente, ed anche noi dovemmo abbassarci col nostro aereo. Ogni tanto recitavamo qualche Ave Maria ed invocavamo la protezione dell'Angelo custode. Il paesaggio era spettacolare: un mare di alte piante e una strisciolina di fiume sotto di noi. Solo questo ci interessava, perché era l'unico punto di riferimento per non perderci in mezzo alla foresta.
Ad un certo punto, in una curva del fiume, perdemmo il contatto visuale. Sotto di noi c'era la foresta. Dove sarà finito il fiume? A destra, a sinistra? Diedi un giro di 180 gradi e decisi di fare ritorno a Acart. Non fu facile atterrare, perché le piante vicine alla piccola pista erano molto alte. Appena le ruote toccarono terra, spensi il motore e frenai. L'aereo scivolò, virò sulla sinistra e finì con le ruote contro un alto formicaio. Diede un balzo e si fermò. Sul momento nessuno disse niente, ma ringraziammo Dio per trovarci sani e salvi, senza danni alle persone e all'aereo.
Nel 1966 p. Gazza fu scelto per dirigere la Congregazione Saveriana e per lungo tempo non ci siamo più visti, se non nelle sue brevi visite alla Missione, o durante le mie vacanze in Italia. Di questi incontri ricordo la sua nobile gentilezza, la sua abituale carità e delicatezza. Ci siamo incontrati nuovamente, in Abaetetuba, nel novembre 1995, quando venne per partecipare alla nostra festa dell'Immacolata.
Cinque mesi prima eravamo rimasti orfani del nostro indimenticabile mons. Frosi, e la sua presenza significava molto per tutti noi. Da tanti anni non ritornava nella sua missione, e fu una grande gioia per molti vecchi amici che venivano per salutarlo e per rivivere tanti ricordi passati. Percorse a piedi tutta la camminata del Cirio, più di tre ore di processione che marcano l'inizio della festività.
Celebrò lui stesso la messa campale, leggendo un commovente discorso, che aveva preparato con tanta cura. Lui stesso, ad un certo punto, ricordando mons. Frosi, si emozionò e fu p. Mainini a continuare la lettura. Il popolo guardava a lui come ad un mito; ne sentiva il cuore vibrante e, allo stesso tempo, sentiva una reverenziale distanza. Tutte le sere della Novena, faceva il suo sermoncino ben preparato. Forse il popolo non capiva molto, ma lo ascoltava con ammirazione.
La presenza di mons. Gianni fu una grande benedizione per la nostra diocesi. Fu lui a presiedere le cerimonie più significative ad Abaetetuba: il Natale, l'Anno Nuovo, l'apertura della Quaresima, la Settimana Santa, la Festa della Pasqua. Finché rimase tra noi in Abaetetuba la sua salute sembrò rifiorire: si sentiva veramente bene, tanto da sognare di ritornare qui. Amava il giardino che riempì di verde e di fiori. Caricava vasi e pesi come un giovane di vent'anni. Sudava e si sporcava. Poi faceva un bel bagno.
Prima di lasciare Abaetetuba, la Camera Municipale gli consegnò il titolo di Cittadino Onorario di Abaetetuba. E così resterà sempre per noi doro Gianni Gazza: cittadino di Abaetetuba, con tutti i diritti! L'ultima volta che lo vidi fu lo scorso agosto, a Parma. Come sempre, appena mi vide, mi venne incontro a braccia aperte. Poche parole, ma tanto affetto! Ora si trova accanto a mons.Frasi e a tanti confratelli, per proteggere le nostra cara diocesi di Abaetetuba!








