Pronto a offrire la vita
La sua attività missionaria non ha di mira solo le anime, ma anche i corpi e il miglioramento della vita in tutti i suoi aspetti umani e sociali. Padre Uccelli assiste anche i malati dando loro qualche medicina utile, che spesso prima sperimenta su di sé, com’egli stesso scrive in una sua lettera.
“Ho passato una settimana di purgatorio, con febbre e mal di capo. Sono stato a letto tre giorni. Ho mangiato medicine o porcherie cinesi e ora mi sento guarito. Qui, a causa delle piogge torrenziali e quasi continue, vi sono molti malati di febbre. Il chinino che avevo del dispensario l’ho già finito. Quando manda medicine, mandi solo quelle comuni, ma in abbondanza e possibilmente in pillole, cioè: chinino, magnesia, pillole per fare acqua disinfettante, lisoformio, pillole per la tosse, per il mal di ventre, per il mal di denti, vaseline, zolfo per far medicine contro la scabbia, qualche medicina corroborante da usare nella convalescenza eccetera. Me ne mandi un bel po’…”.
Grande tenacia e coraggio
Amare vuol dire condividere anche la sofferenza con la gente. Il missionario non scappa di fronte al pericolo, ma è pronto a offrire anche la vita.
“La situazione è terribile. Il Lupo avanza e i pericoli crescono a dismisura. Il mandarino è venuto ad avvisarmi di andare via, dopo avermi scritto tre volte di abbandonare Honan perché lui non se la sente di proteggermi. Ho risposto che aspetto ordini dal mio superiore, ma intanto lui mi tempesta di corrieri per indurmi a sloggiare. Non so come andrà a finire, ma io resto e preferisco aspettare che la volontà del Signore si compia. Dopo essere stato diverse volte sul punto di morire, bisogna che venga anche il momento di morire davvero, e quel momento sarà il meglio, spero”.
Padre Pietro non ha paura di affrontare situazioni difficili e umanamente impossibili.
Ad esempio, egli riceve e cerca di convincere i briganti per farli recedere dai loro delitti, sapendo che Cristo può perdonare anche ai ladroni di oggi. “Otto giorni prima di morire, il brigante venne da me in abito povero e mi raccontò un po’ della sua vita. Era veramente una via crucis, seminata di paure e disagi… Vedendolo in quel miserabile stato usai tutta la forza del mio zelo per indurlo a lasciare la brutta strada. Le promesse che mi faceva parevano sincere, ma appena fuori della mia residenza ritornava quello di prima. Il Signore abbia misericordia dell’anima sua e ripeta il miracolo che operò con il buon ladrone”.
Gesù nell’Eucarestia e nei poveri
È davvero ammirevole la sua gioia di dormire in una stanzetta disadorna, ma vicino al tabernacolo della piccola cappella situata nella residenza missionaria. Padre Pietro sente l’Eucaristia come presenza costante di Cristo vivo, ma anche come celebrazione della vita del missionario, che è un continuo atto di amore, anche fino al martirio.
“Vorrei proprio che venisse l’ora di morire per il Signore, ma temo che i miei peccati me ne rendano indegno. «Sangue per sangue, vita per vita», diceva il martire Perboyre. Così voglio ripetere anch’io nella santa Messa e spesso durante il giorno: sangue per sangue, vita per vita”.
Ma egli scorge l’immagine viva di Cristo anche nei poveri e nei malati, come quando prova gioia e commozione nell’ospitare in casa e adottare un bambino incredibilmente handicappato.
Coinvolge i cristiani nella missione
Per una fondazione autentica della chiesa in Cina, p. Uccelli cerca di scoprire possibili vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, per coinvolgere i cristiani nell’apostolato e nell’annuncio del vangelo. Di un ragazzo dice: “Questo giovane mi ha espresso più volte il desiderio di studiare e di diventare sacerdote… Se diventasse prete avremmo un bravo missionario, e io morirei di gioia”.
Il servo di Dio è attento anche nel proporre la consacrazione religiosa, tenendo presenti l’ambiente cinese e le necessità della missione.
La congregazione di suore cinesi, fondata da mons. Calza era già fiorente allora, ha resistito alle dure persecuzioni maoiste e ora sta rifiorendo, grazie anche alla guida di un saveriano.







