Europa, se ci sei…
AAA solidarietà cercasi. Sono numerosi gli appelli all’Europa che arrivano da più parti per le emergenze di questi ultimi tempi difficili. Ecco quelli di “Medici senza frontiere” (MSF), a partire dal Coronavirus.
“Tutti gli Stati membri dimostrino solidarietà al di là dei propri confini nazionali. Forniture mediche essenziali per proteggere gli operatori sanitari devono essere inviate con urgenza dove sono più necessarie. Nessun paese può farcela da solo, nessuno può produrre tutte le forniture di cui ha bisogno”. Appello ascoltato? Voi, a distanza di qualche settimana, potrete testimoniarlo.
L’altro fronte è quello dei profughi Grecia, in particolare a Lesbo. “Sono passati ormai quattro anni da quando l’accordo UE-Turchia strumentalizza vite umane per motivi politici - dice MSF -; gli stati membri vogliono impedire a tutti i costi alle persone di cercare sicurezza piuttosto che fornire assistenza di base. Serve evacuare le persone e smettere di intrappolarle in condizioni orribili".
Tutto il mondo, poi, non ha più alibi per la situazione siriana (dove 5 milioni di bambini conoscono solo la guerra), un vero schiaffo all’umanità.
Congo RD: un anno dopo le elezioni. I vescovi del Congo RD nel loro messaggio (“Coalizione per quale fine?”) fanno il punto della situazione a un anno dalla vittoria del presidente Félix Tshisekedi. E sottolineano che “la preoccupante tensione all'interno della coalizione al potere mina il funzionamento dell'apparato statale; molti problemi rimangono senza soluzioni adeguate, mentre si assiste all’arricchimento ingiustificato e scandaloso di un gruppo di attori politici a scapito della popolazione. La corruzione e l'appropriazione indebita continuano, crimini commessi tra l’altro dalle stesse persone che sono chiamate a essere garanti del bene comune. A ciò si aggiunge l’insicurezza in diverse aree del Paese. Nessuno può ricostruire meglio il Congo RD senza la partecipazione in primo luogo dei congolesi”, esortano i vescovi.
Leader uccisi. Ancora una volta il nord della Colombia, in particolare il dipartimento di Antioquia, è stato teatro di violenze. Due sono i leader sociali uccisi in pochi giorni, per i quali i vescovi avevano chiesto protezione e sicurezza. Dall'accordo di pace tra il governo e le FARC-EP fino al 28 febbraio 2020, sono stati uccisi in Colombia 817 difensori dei diritti umani.
In Brasile, chi lotta per la difesa della terra continua a subire violenza e, in molti casi, ad essere eliminato. La tensione tra i proprietari terrieri e chi opera nella Pastorale della Terra è sempre più alta. In Amazzonia, diversi fazendeiros hanno innalzato recinti e messo paramilitari di guardia su terre pubbliche, che dovrebbero appartenere a chi ha più bisogno.
Afghanistan: verso la pace? P. Battista Moretti, missionario barnabita, reputa l’accordo tra Stati Uniti e movimento talebano un passo verso la pace. Restano, però, molte perplessità. “Perché è stato tenuto fuori il governo afghano legittimamente costituito? Tutto quello che riguarda il presente, il passato e il futuro dovrebbe essere trattato da coloro che costituiscono il paese, in positivo o in negativo”.
Il patto prevede la riduzione della presenza militare americana, mentre i talebani si impegnano a non favorire la presenza di organizzazioni terroristiche pronte a pianificare attentati all’estero. Ma si tratta di una pace relativa, che non dà sicurezza.
Terra Santa: piano… sbagliato. Il progetto di “soluzione” del conflitto israelo-palestinese lanciato dal Presidente USA Donald Trump rappresenta in realtà “un segnale di odio, guerra e oppressione, che rischia di mettere a ferro e fuoco la Terra Santa”; lo ha detto il cardinale libanese Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti. Forti critiche al piano Usa “Peace for Prosperity” lanciato da Trump erano già state espresse da diverse realtà e organismi ecclesiali.
Dignità per la donna. “L’uomo e la donna possono realizzarsi a vicenda, contribuendo a promuovere la condizione dell'umanità nel mondo”. Lo dice mons. Gervas Rozario, vescovo di Rajshahi e vicepresidente della Conferenza episcopale del Bangladesh. L’8 marzo la chiesa cattolica bengalese ha ricordato e onorato 10 donne cristiane che hanno contribuito in modo significativo alla società bangladese. Nel Paese molte donne sono ancora trascurate e perseguitate dagli uomini. È tempo di dare loro un’adeguata istruzione, perché siano inserite pienamente nella società.
L’iniziativa
Fiori di luce e di fede
“Nessuna informazione, nessun segno che ci aiuti a dare une vero nome a quello che è successo e a intravedere la strada da percorrere”, scrive p. Ceferino Cainelli, superiore provinciale della Società per le Missioni Africane (SMA) dell'Italia, sul rapimento di p. Pier Luigi Maccalli. “Il dolore provocato dall’assenza, dopo un anno e mezzo, si fa sentire. Anche se, nell’attesa, sono germogliati fiori di solidarietà e speranza, condivisione e crescita nella fede”.
Uno di questi lo mette in campo la diocesi di Crema, da dove p. Luigi proviene, che si riunisce ogni mese per manifestare la sua paziente e insistente speranza. “È un fiore di luce e di fede, di perseveranza nella preghiera, di comunione profetica, di chiesa in cammino. Noi missionari della SMA ci sentiamo in profonda comunione con la diocesi di Crema e ringraziamo di cuore il suo vescovo, mons. Daniele Gianotti, l’Ufficio Missionario e tutta la comunità diocesana, per averci coinvolti ogni volta in questi momenti di preghiera”.
La voce dei missionari
Burundi, paziente opera di riconciliazione
Il Burundi vive da anni in un’atmosfera di paura e incertezza. Nonostante queste difficoltà, la chiesa porta avanti la sua missione, promuovendo e annunciando il vangelo, denunciando la violenza e invitando la popolazione alla pace e al rispetto dei diritti umani. Dopo che, nel 2015, il Presidente Nkurunziza ha ottenuto un terzo mandato, violando gli accordi di pace di Arusha del 2000, si è creata una situazione che ha avuto forti ripercussioni anche sull’economia. L’intera società burundese paga le conseguenze di tale sfavorevole congiuntura. Tutto ciò ha costretto oltre 400.000 persone a rifugiarsi nei Paesi vicini, in campi spesso privi di adeguate condizioni di sicurezza e di assistenza umanitaria.
A maggio, si svolgeranno le elezioni presidenziali e legislative in un clima che desta preoccupazioni. I vescovi, però, hanno ricordato che il voto è l’unico modo per ottenere l'alternanza al potere e, in caso di conflitto, il dialogo è la via privilegiata per risolverlo. Hanno inviato, quindi, la popolazione ad agire come apostoli di pace.
L’impegno dei saveriani continua. A Bujumbura ha sede la nostra comunità di formazione e di animazione missionaria vocazionale. Qui, giovani studenti si appassionano alla filosofia, si aprono all’incontro con l’altro e scoprono la vocazione missionaria. Ora a frequentare i corsi sono in 32. Inoltre, abbiamo un centro di formazione per i giovani alla periferia della capitale. Negli ultimi tempi, abbiamo promosso una grande iniziativa: speciali campi di lavoro per la pace e la ricostruzione. Hanno permesso di aiutare le famiglie a rientrare nei quartieri situati a nord della città, ricostruendo loro la casa. Ne sono state ricostruite già 300, ma ce ne sono da rifare ancora più di 4.000. Oggi, le forze ecclesiali sono chiamate a una paziente opera di riconciliazione, per tornare a una rinnovata vita cristiana.
p. Leonidas Nayuburundi, sx (Agenzia Fides, 7 marzo 2020)
Una storia speciale
Il tunnel dell’amicizia
Nel cuore di Jakarta, capitale dell’Indonesia, si sta per realizzare un tunnel del tutto particolare. Servirà per i pedoni che potranno raggiungere la grande moschea Istiqlal o la cattedrale dell’Assunzione senza attraversare la strada. Il presidente indonesiano Joko Widodo lo ha definito il “tunnel dell’amicizia”, che incoraggerà la fratellanza tra le due comunità religiose. La grande moschea Istiqlal è considerata in Indonesia uno dei simboli del dialogo interreligioso per vari motivi. Innanzitutto, è stata progettata da un architetto cristiano, Frederich Silaban. Poi, il presidente di allora Sukarno, padre della patria, volle che l’edificio sorgesse nei pressi della cattedrale dell’Assunzione e dell’Immanuel Church protestante, così da creare un luogo dove fossero rappresentati l’unità del popolo indonesiano, l’armonia religiosa e la tolleranza. Questa amicizia si manifesta anche con scelte concrete oltre alle visite di cortesia e alle iniziative di dialogo, in particolare per le principali festività religiose islamiche e cattoliche.







