Presso il pozzo, uno studente Saveriano
Ciao! Sono Florin, ho 25 anni, vengo dalla Romania e da tre anni mi trovo a Desio, per la prima tappa del cammino missionario.
Forse il fatto di venire dalla Romania e di voler fare il missionario potrebbe suscitare una domanda: "Ma come mai?", oppure potrebbe sembrare un fatto ovvio, da ricondurre solo alla goccia di quella "fiumana" che assale le porte del Primo mondo provenendo da altri mondi.
Siccome ciascuna goccia ha la sua storia, spero di poter rispondere cercando di delineare il volto di quella goccia che sono io, che è il mio cammino.
Questo mio cammino però inizia prima e spero vada oltre. Quando ci si vuole raccontare per davvero, si narrano i momenti più belli della vita. Io vi vorrei descrivere un incontro interessante, che per me ha rappresentato il momento più bello della mia vita.
Ma visto che non sono molto bravo a raccontare, vi vorrei chiedere di leggere un brano che "un caro amico" ha scritto e nel quale il mio incontro si rispecchia molto bene: quello della Samaritana nel quarto capitolo del Vangelo di Giovanni.
"Era verso mezzogiorno": tempo in cui ci si ferma e guardando la prima parte della giornata ci si prepara ad affrontare la seconda. Avevo infatti vent’anni, era un tranquillo mezzogiorno della mia vita. "Gesù sedeva presso il pozzo": anch’io mi trovavo nei pressi del pozzo, la parte più intima e più profonda di me stesso, luogo della consapevolezza e dell’assenso. Lui era da sempre lì, ma io non lo riconoscevo.
"Arrivò una donna della Samaria": i Samaritani temevano Dio, ma non lo amavano in quanto non lo conoscevano e non lo conoscevano perché servivano i loro dei. Anche a me Dio era conosciuto, anche se ogni tanto lo pregavo. Ma mi era sconosciuto in quanto non lo amavo, non gli davo spazio, lo fuggivo inconsciamente cercando di dare pienezza alla mia vita in una terra straniera. Pensavo che lì avrei incontrato la vera vita, che quello fosse il luogo della libertà. Ero come un cieco incapace di vedere, come un ubriaco, incapace di stare sveglio.
"Dammi da bere!": Gesù le chiedeva di entrare nella sua esistenza, chiedeva l’assenso. Lei però non riusciva a capire cosa Gesù avesse in comune con la sua vita. "Se tu conoscessi il dono di Dio, ti darebbe acqua viva!". Non era capace di riconoscere la sua falsa vita, non era cosciente della sua grande sete e del fatto che c’era un’acqua viva che poteva dissetarla.
"Chi beve di quest’acqua, non avrà più sete. L’acqua diventerà sorgente per la vita eterna": ancora nell’ottica del bisogno, la donna intende quell’acqua come un mezzo per dissetare i suoi idoli, concependo così il dono separato dalla Persona che dona, e che è oggetto di desiderio più che di bisogno. Tale desiderio non è un "non attingere più", ma un attingere continuo alla fonte, un rimettersi sempre alla sorgente.
"Chiama tuo marito": solo quando le viene chiesto di presentare i valori fondamentali della sua vita si accorge che di fronte a colui che dice "io sono", questi appaiono solo ombre passeggere. Allora avverte la sua grande sete, si accorge d’essere non solo conosciuta, ma amata da Colui che le parla. La sua sete diventa desiderio di rispondere all’amore di Colui che si è fatto dono e tale risposta è il credere, mettere tutta se stessa in Colui che si è fatto Via per portare gli uomini alla Vera Vita, la comunione con Dio.
Così ho scoperto che il mio pozzo era chiamato a diventare sorgente, che spinta dalla fonte del Dio diventasse fiume pellegrino per percorrere le terre aride del mondo, a portare il lieto messaggio di speranza e gioia ai pozzi afflitti e di risveglio a quelli addormentati.
Insieme alla Samaritana ho scoperto di avere una grande sete.
Ora, dopo aver trovatola fontemi trovo ad avere fame, e da qui riparto perché "i campi biondeggiano per la mietitura".
E a voi oltre che ringraziarvi per la pazienza cosa dire ancora? Forse basta che "leviate i vostri occhi e guardiate".








